Attenti al protossido di azoto. Già perché il terzo più importante gas dopo CO2 e metano che contribuisce all’intensificazione dell’effetto serra viene rilasciato nell’atmosfera in grandi quantità grazie allo scioglimento del permafrost nella regione dell’Artico.

È uno studio di scienziati danesi e norvegesi comparso sulla rivista Nature Geoscience a concentrare l’attenzione sull’ossido di diazoto (N2O), noto per le sue qualità di esilarante, per giunta incolore e di odore dolciastro.

In passato, si pensava che il processo di disgelo del terreno ghiacciato avesse scarsa influenza sulle emissioni di protossido di azoto ma le misurazioni effettuate nella Groenlandia orientale dimostrano al contrario una crescita superiore a 20 volte. Più del 30% del gas prodotto, inoltre, viene liberato nell’atmosfera con pericolose ripercussioni sul fenomeno del global warming.

Il protossido di azoto ha infatti un notevole potenziale di riscaldamento globale (GWP – Global potential warming). Un esempio? Una tonnellata di N2O, lungo un arco temporale di 100 anni, causa un incremento dell’effetto serra equivalente a quello determinato da 298 tonnellate di CO2 (Fourth Assessment Report – IPCC). Oltre tutto, il suo tempo di vita nell’atmosfera è pari a 114 anni mentre per il metano il valore è 12 e per l’anidride carbonica varia da 100-200 anni.

7 aprile 2010
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