L’astragalo, il cui nome scientifico è Astragalus membranaceus, è una pianta perenne originaria della Cina. La sua crescita è diffusa anche in Corea, Mongolia e Siberia, nelle altre parti del mondo viene coltivato in serra. A scopi terapeutici si usa la radice della pianta.

L’astragalo fa parte – come l’echinacea – delle piante i cui fitoestratti sono efficaci come immunostimolanti, antibatterici, antivirali e antinfiammatori. Per questo motivo è piuttosto diffuso come integratore per prevenire raffreddore e influenza nella stagione invernale.

L’uso dei rimedi fitoterapici è sempre più diffuso anche in età pediatrica, soprattutto da quando l’AIFA (Agenzia iItaliana del farmaco) ha vietato l’uso dei classici decongestionanti nei bambini con meno di 12 anni.

Estratto delle radici di astragalo e influenza

Radice di astragalo

Astragalus membranaceus or Huang qi, Non sharpened file via Shutterstock

Le infezioni respiratorie sono tra le malattie più diffuse nel periodo compreso tra il tardo autunno e la primavera. Il raffreddore è una infezione virale causata da un ceppo di rhinovirus. L’influenza, invece, è una infezione causata da ceppi di mixovirus: molto contagiosa, è caratterizzata da sintomi simili a quelli del raffreddore e dolori muscolari ed articolari.

Generalmente il trattamento di queste infezioni acute delle vie respiratorie è sintomatico: in altre parole quando il bambino ha il naso che cola, un po’ di tosse e febbre più o meno alta, si corre ai ripari somministrando farmaci anti infiammatori e antipiretici. L’astragalo, invece può essere utilizzato come immunostimolante, anche in abbinato ad altri fitoterapici come ginseng, codonopsis, eleuterococco, zenzero, echinacea e uncaria: rafforzando la nostra naturale risposta immunitaria, aiuta a ridurre la durata della malattia e a prevenirne i sintomi.

L’efficacia dell’astragalo è stata anche confermata in uno studio su 1.000 pazienti affetti da raffreddore: la somministrazione di astragalo per 2 mesi è in grado di ridurre significativamente l’intensità dei sintomi delle malattie respiratorie. I principi attivi che esercitano l’effetto immunostimolante sono i polisaccaridi, astragalani e astragaloglucani, che aumentano i livelli plasmatici di alcuni anticorpi come IgM e IgE ed interferone. Quest’ultimo agisce direttamente inibendo la replicazione dei virus, rafforzando l’attività e la funzionalità delle nostre cellule immunitarie e impedendo, così, la diffusione degli agenti esterni. Inoltre le saponine dell’estratto stimolano l’azione delle cellule “natural killer” e dei macrofagi che aumentano di numero, funzionalità e attività.

L’uso dell’astragalo nei bambini è considerato sicuro e non sono noti effetti collaterali né interazioni con altri farmaci. In ogni caso, è sconsigliato il ricorso degli estratti di questa pianta nei pazienti che soffrono di malattie autoimmuni o che sono in terapia con farmaci immunosoppressori.

I fitopreparati della radice di astragalo si trovano come estratti “mono-pianta” in forma di tintura, essicato per decotto, oppure in capsule o compresse preparate dalla radice polverizzta. La dose terapeutica consigliata è di 10 g al giorno, anche se la somministrazione in forma di decotto prevede l’uso di circa 16 g di radice al giorno, per almeno 20 giorni, pur di ottenere un efficace aumento della concentrazione degli anticorpi circolanti. L’astragalo andrebbe preso preferibilemtne prima dei pasti.

L’efficacia nella prevenzione e nel trattamento dell’influenza del bambino può essere aumentata associando la somministrazione di astragalo a vitamina C e zinco, che incidono positivamente sulle funzionalità del sistema immunitario. Per questa integrazione non è necessario somministrare altri sciroppi o compresse al bambino, sarà sufficiente fare attenzione a quel che mangia:

  • lo zinco è presente soprattutto nel pesce, nei cereali, nei legumi e nella frutta secca
  • la vitamina C è ben concentrata in tutta la frutta e verdura di colore rosso o giallo-arancio consumata fresca e a crudo.

Nel caso dello zinco, è utile ricordare che quello presente nei vegetali è meno assorbito perché è “imprigionato” in un complesso con l’acido fitico: sarà dunque più indicato aumentare la quantità di pesce servito a tavola.

11 settembre 2014
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