Si sa che l’attuale maggioranza nutre qualche dubbio sull’opportunità politica di investire nel fotovoltaico (il nucleare, ahimè, costa e da qualche parte i soldi bisogna prenderli) e quindi le varie associazioni legate al mondo delle energie rinnovabili seguono con attenzione tutte le discussioni parlamentari sull’argomento. L’UE ha comunque chiesto all’Italia di raggiungere un livello minimo di produzione “solare” entro il 2020, costringendo le nostre istituzioni ad adoperarsi perché ciò sia possibile.

Tra i lavori di ricezione delle disposizioni comunitarie c’è stata l‘audizione della GSE sullo stato della diffusione del fotovoltaico: ma i dati del Gestore Servizi Energetici hanno inquietato non poco sia i politici, sia le associazioni di settore. In Italia, infatti saremmo alle soglie dei 4 GW potenzialmente prodotte da impianti fotovoltaici. Si parla di “potenzialmente” perché il boom è avvenuto nel 2010 e molti degli impianti non sono ancora stati collegati in rete; ma si tratterebbe, ad ogni modo, di una percentuale molto vicina a quella prevista per gli obiettivi europei. Inoltre, il documento del GSE mostra dati sconfortanti sulla resa economica complessiva del fotovoltaico italiano.

L’associazione italiana dell’industria fotovoltaica Assosolare ha subito contestato questi dati con una lettera alla Commissione Industria di Palazzo Madama. Pur confermando l’enorme incremento avvenuto nel 2010, i GW effettivi italiani non dovrebbero superare la metà di quelli dichiarati dal GSE:

“Se si considera che la potenza degli impianti connessi alla rete nel 2010, quelli cioè non riconducibili alla legge 129/2010, sono circa 1,85 GW, rimarrebbe una potenza di appena 1,55 GW di pannelli disponibili per l’installazione, quindi molto meno della metà dei 4.0 GW stimati dal Gse in base alle dichiarazioni di fine lavori ricevute al 31 dicembre.

Inoltre, i dati economici su costi e benefici non sarebbero in grado di inquadrare il fenomeno entro il suo contesto di investimento a medio-lungo termine, né avrebbero compreso come il settore fotovoltaico sia l’unico settore in Italia in crescita anche come sbocchi lavorativi, andando in contro tendenza rispetto alla stagnazione attuale:

“Parlando del costo degli incentivi del Conto Energia, riteniamo opportuno avviare da subito un tavolo di lavoro con il governo per parlare del quarto Conto Energia, visto che il terzo appena partito potrebbe durare meno dei tre anni previsti, che rappresentavano già un periodo breve per stimolare gli investimenti nel medio-lungo termine.

Ogni valutazione relativa al costo del fotovoltaico va ricontestualizzata tenendo conto anche dei ritorni fiscali per lo Stato e per gli Enti Locali, della leva occupazionale positiva che il comparto sta generando in controtendenza con lo stallo del mercato occupazionale, del positivo impatto sull’ambiente, della riduzione delle importazioni di idrocarburi e, conseguentemente, della riduzione degli esborsi dello Stato in relazione alle quote di CO2″.

4 febbraio 2011
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