L’asparago è una delle varietà più diffuse all’interno della dieta mediterranea: perfetto come accompagnamento di primi piatti e risotti, ottimo come contorno dei secondi, benefico per l’apparato digerente e la diuresi. Ma come coltivarlo, in vaso o in orto, per una piccola autoproduzione domestica?

Prima di cominciare, va sottolineato come dell’asparago esistano diverse tipologie e altrettante varietà. Inoltre, la coltivazione di questo vegetale non è fra le più semplici, pertanto potrebbe essere sconsigliata ai neofiti dell’orto. In ogni caso, è utile chiedere consiglio al proprio negozio di botanica o al fornitore di semenze di fiducia, anche per vagliare la compatibilità climatica con il proprio luogo di residenza. Le informazioni di seguito fornite sono generiche e, per tanto, non possono essere applicate al singolo caso.

Cosa sapere prima di coltivare gli asparagi

L’Asparagus officinalis è una pianta angiosperma monocotiledone appartenente alla famiglia delle Liliacee. Conosciuto sin da tempi antichissimi, questo esemplare è da sempre utilizzato in cucina, dove manifesta un sapore forte, amarognolo, perfetto accompagnamento di molti piatti. Le virtù della pianta si esprimono anche sul fronte della salute: sin da tempi immemori, infatti, l’asparago è utilizzato per stimolare la diuresi e la depurazione del corpo, per i suoi effetti sull’apparato urinario. La pianta si caratterizza per dei rizomi che crescono sotto terra formando un reticolo: da questi partono i turioni, ovvero la parte dell’asparago che solitamente si considera edibile. Questi possono essere bianchi oppure verdi, a seconda dell’esposizione della coltivazione alla luce solare, inoltre vengono consumati quando ancora giovani, per evitare si sviluppino eccessivamente in altezza e non assumano un’eccessiva durezza. Non è però tutto, poiché la pianta è dioica, quindi produce sia fiori maschili che femminili: da questi ultimi nascono anche i frutti, delle piccole bacche rosse contenenti dei semi neri.

Il clima preferito è quello mediterraneo, soleggiato, senza eccessivi sbalzi di temperatura, siano essi verso l’alto o verso il basso. L’asparago può essere coltivato in tutte le regioni dello Stivale, ma va comunque considerato come sarà necessario dedicare una porzione del proprio orto per la coltivazione esclusiva di qualche anno. Oltre ai lunghi tempi di crescita, soprattutto se si parte dal seme, la pianta potrebbe soffrire la messa in dimora in aree già precedentemente sfruttate, soprattutto da patate, carote, fagioli e altre varietà rizomatose.

Il terreno ideale è quello tendenzialmente sabbioso e ben drenato, non precedentemente utilizzato per altre colture, in particolare a radice. L’asparago richiede un terriccio altamente drenante e drenato, per questo motivo è utile intervenire in profondità, a circa 80-90 centimetri, aggiungendo uno strato di ghiaia, cocci o, meglio ancora, argilla espansa. Il terreno può essere quindi arricchito, ma non in modo eccessivo, con una fertilizzazione organica, anche a base di compost.

Le necessità d’acqua variano a seconda del periodo di coltivazione e, come facile intuire, aumentano al crescere della temperatura. In estate, in particolare, l’asparago richiede grandi annaffiature, da realizzare ogni volta che il terreno risulterà asciutto oppure a cadenza quotidiana. Si dovranno preferire le prime ore del mattino o quelle del tramonto, tuttavia, per evitare che i liquidi evaporino troppo rapidamente per via del sole. Nelle stagioni più fresche, invece, si può intervenire due o tre volte la settimana, sempre vagliando l’aridità del terreno.

Coltivazione in vaso e in orto

Gli asparagi possono essere coltivati sia in orto che in vaso, anche se quest’ultima modalità non è molto diffusa e, negli ultimi tempi, è scelta più a scopo ornamentale.

Qualora si optasse per un vaso, purché di sufficienti dimensioni e generosa profondità, si dovrà predisporre sul fondo un letto di ghiaia e cocci, ma anche di argilla espansa, per assicurare un deciso deflusso dell’acqua. Si riempie il tutto con del terriccio sabbioso, non precedentemente coltivato, anche blandamente arricchito con del compost. In caso si optasse per l’orto, invece, è bene dedicare un’area specifica del proprio giardino, non coinvolta dalla rotazione delle colture. Tra l’autunno e l’inverno sarà necessario una profonda opera di vangatura, anche inserendo in profondità uno strato d’argilla espansa e completando con una fertilizzazione a base di letame o altro concime organico. Tra gennaio e febbraio, inoltre, sarà utile ripetere una blanda vangatura per assicurare un’uniforme distribuzione delle sostanze nutritive nell’area di coltivazione dedicata.

L’asparago può essere coltivato per seme oppure tramite la moltiplicazione delle radici. Quest’ultima possibilità è certamente la più diffusa, poiché abbatte i tempi di crescita permettendo di approfittare di un buon raccolto sin dall’anno successivo a quello di impianto. La semina avviene solitamente in semenzaio a inizio della primavera: si realizzano delle file, di circa 20 centimetri distanti l’una dall’altra, e i semi vengono posti a circa un centimetro di profondità. All’apparizione dei primi germogli si esegue un diradamento, mentre il trasferimento nella dimora definitiva avverrà solo nella primavera dell’anno successivo. Tramite le radici, invece, è sufficiente acquistare degli esemplari di un paio di anni d’età, ampiamente disponibili in tutti i negozi specializzati in botanica e forniture per l’orto. Si effettuano quindi delle buche sufficientemente profonde per accoglierle, disponendo una coltivazione a filari, con esemplari distanziati dai 40 ai 50 centimetri ciascuno. Sul fondo della buca può essere aggiunto del letame organico come stabilizzante, si inserisce quindi la radice e la si compatta con uno strato di circa cinque centimetri di terriccio. Il raccolto avviene solitamente nella primavera successiva a quello d’inserimento in dimora definitiva e, a seconda della quantità impiantata, potrà estendersi per un paio di mesi: quando i turioni avranno raggiunto i 3-4 millimetri di diametro, potranno essere recisi alla base.

Tra le operazioni di manutenzione ciclica, l’eliminazione di piante infestanti e il controllo dei parassiti, per evitare patologie fungine, ma anche di alcuni animali come i roditori.

10 gennaio 2016
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