Ashwagandha: proprietà e benefici

È impiegata sin da tempi immemori dalla medicina ayurvedica, tuttavia da alcuni anni sta attirando le attenzioni anche dei consumatori comuni: l’ashwagandha, nota anche come ginseng indiano, è sempre più richiesta. Ma quali sono le caratteristiche di questo rimedio naturale, quali le proprietà e i benefici dell’organismo, nonché le possibili controindicazioni?

Prima di assumere qualsiasi tipo di rimedio naturale, è sempre indicato chiedere un parere al proprio medico curante, per evitare conseguenze non gradite. Innanzitutto, è necessario identificare con precisione il disturbo di cui si soffre, per intraprendere il percorso di cura più indicato, dopodiché bisogna verificare eventuali intolleranze personali, incompatibilità con condizioni di salute pregresse o farmaci in corso d’assunzione. Le informazioni di seguito riportate, perciò, hanno solo un carattere illustrativo.

Ashwagandha: definizione e caratteristiche

Ashwagandha

Dinesh Valke via Wikipedia

La Withania somnifera – nota comunemente come ashwagandha, ginseng indiano o ciliegia invernale – è una pianta di origine asiatica appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la stessa di patate, pomodori, melanzane e molte altre ancora. Molto diffusa in Oriente, ha trovato particolare applicazione in India, dove da diversi secoli è parte delle conoscenze della filosofia e della medicina ayurvedica. Nonostante il nome comune di ginseng indiano, per le sue proprietà simili, non è in realtà una varietà imparentata con il classico ginseng.

La pianta si caratterizza per un arbusto cespuglioso e dai rami legnosi, con altezze che possono arrivare agli 1.7 metri e, in alcuni casi, anche ai 2. Presenta foglie di verde opaco e arrotondate, quasi a forma di lancia o cuore, nonché dei frutti rossi, avvolti da una protezione dalla tipica disposizione a lanterna. Questi ultimi non vengono consumati: come rimedio naturale, infatti, si impiegano le radici e, più raramente, le foglie.

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Il ginseng indiano è soprattutto noto per le sue capacità adattogene – è proprio per questa ragione che viene associato nel nome al classico ginseng – per la gestione dello stress e di alcuni malesseri a livello psicologico, come difficoltà nel sonno, stanchezza, mancanza di concentrazione, brevi stati ansiosi e molto altro. Proprio poiché agisce sul cervello e sul sistema nervoso, l’assunzione non dovrebbe mai avvenire alla leggera, senza quindi aver vagliato il parere del medico o dello specialista, e mai in concomitanza con farmaci dallo stesso effetto.

Ashwagandha: i benefici

Stress

Così come già accennato, l’ashwagandha è un rimedio naturale adattogeno, ovvero consigliato per gestire le situazioni di stress, per aumentare la concentrazione, migliorare i cicli del sonno e molto altro ancora. Ancora, al rimedio sono associate proprietà analgesiche e antinfiammatorie, mentre al vaglio è la possibilità alcuni elementi presenti nelle radici possano avere un’attività anticancerogena.

Nella tradizione ayurvedica il ginseng indiano è impiegato per migliorare le performance del cervello nei momenti più difficili dell’esistenza, per rilassare la muscolatura liscia, come stimolante del sistema immunitario e di quello nervoso, per alcune patologie del sangue, delle ossa e molte altre ancora. Alcune di queste proprietà hanno trovato conferma nei vari studi clinici che sono stati condotti sulle radici della pianta: alcune molecole, dei lattoni non steroidei chiamati witanolidi, avrebbero infatti proprietà antinfiammatorie, mentre altri sedative, come la witasomnina. Ancora, si tratta di una pianta ricca di ferro non-eme. Alcuni studi ne hanno confermato il possibile impiego per alcuni disturbi neurologici e cognitivi, come l’ansia, così come per il trattamento delle infiammazioni. Il dato più evidente è però quello del rimedio come tonificante sia dell’umore che della risposta muscolare, poiché migliora i tempi di reazione e permette di gestire facilmente le situazioni di stress.

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L’assunzione del ginseng indiano dovrebbe sempre avvenire sotto controllo medico, poiché dosi elevate, o comunque non commisurate alle necessità del paziente, possono comportare effetti collaterali come nausea, vomito, diarrea e altri disturbi gastrointestinali. Negli studi di laboratorio sono emersi anche disturbi renali, epatici e respiratori, seppur in dosi decisamente più elevate rispetto a quelle consigliate. In rari casi può interferire con le funzionalità tiroidee, anche se pare l’effetto infesiderato termini ad assunzione cessata. Ancora, il rimedio non può essere abbinato a nessun farmaco dal noto effetto sedativo, stimolante o diuretico.

15 settembre 2018
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