Aruba sempre più sostenibile: l’isola caraibica, formalmente legata ai Paesi Bassi, sta completando la sua transazione verso un’economia 100% rinnovabile, obiettivo fissato per il 2020. Negli ultimi anni, infatti, notevoli sforzi sono stati fatti in questa direzione, sia nel settore pubblico che privato, mettendo in campo una serie di progetti che vanno dalla riqualificazione urbana ai servizi turistici low impact, dai corsi formativi sulle buone pratiche ambientali ai piani di trasporto alternativi, passando per le installazioni di impianti a energia rinnovabile e il waste management.

L’isola caraibica di Aruba gode di una posizione e un clima ottimale: priva di rilievi importanti, vegetazione scarsa e clima secco fanno si che il turismo si sia sviluppato in modo particolarmente intenso. Grazie a questo sviluppo, Aruba gode di uno dei più alti livelli di qualità della vita rispetto al resto dei caraibi, con una bassa percentuale di povertà e disoccupazione.

Lo sviluppo massiccio delle attività turistiche, però, non ha lasciato indifferenti le coscienti ambientaliste: istituzioni e volontari si sono attivati per concretizzare le idee sulla sostenibilità delle attività sull’isola. Uno dei progetti più importanti, già dal 1994, è l’Aruba Reef Care Project, un evento che consiste nella pulizia e nella rimozione collettiva di rifiuti da scogliere, spiagge e acque superficiali, attività alla quale abitanti e turisti sono invitati a partecipare.

Tra le priorità delle istituzioni c’è sicuramente quella della riduzione della CO2 inevitabilmente prodotta da attività commerciali e turistiche: il progetto a due mani con l’Ong Carbon War Room, siglato nel giugno 2012 dal premier Mike Eman, mira a ridurre le emissioni di anidride carbonica globale e rendere Aruba la prima isola 100% rinnovabile.

La produzione di energia si basa prevalentemente su sole e vento: costruito nel 2009, il Vader Piet Windmill Farm, nella parte est dell’isola, produce il 20% dell’energia necessaria a cittadini e turisti grazie ai i suoi 180 metri di turbine. Un secondo parco eolico è in calendario, in modo da raddoppiare la capacità di energia rinnovabile e continuare a diminuire l’impronta di carbonio dell’isola.

Per quanto riguarda il turismo, L’Environmental Commitee of the Aruba Hotel & Tourism Association (AHATA), fondato 15 anni fa, riunisce rappresentanti di hotel e strutture di vario tipo, locali, organizzazioni pubbliche e private, enti, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di trasmettere le buone pratiche sul riciclo e sul riuso, oltre che l’attestazione dei marchi con cui si garantisce che le strutture associate usino tecniche low impact per le proprie attività.

Anche la biodiversità viene tutelata, da gruppi di volontari che si sono riuniti nell’Aruba Birdlife Conservation per la tutela di flora e fauna: a sua volta l’associazione si divide in sottosettori che si occupano di difendere tartarughe e pesci, animali da compagnia e perfino gli asini, animali molto diffusi ad Aruba.

Fiore all’occhiello dei progetti ecosostenibili di Aruba sono le riqualificazioni urbane. Un intervento importante è stata l’istituzione del Green Corridor, una linea che unisce due parti dell’isola, tra Oranjestad e San Nicolas, in cui le aree verdi sono tutelate e “mostrate” a turisti e cittadini attraverso percorsi didattici, piste ciclabili e trasporti ecologici. Infine, l’Aruba Linear Park: un progetto ancora in fase di costruzione, che fornirà un lungomare di 16 chilometri con chioschi, parcheggi, sentieri pedonali e aree verdi, da cui godersi il panorama dell’Oceano.

1 luglio 2013
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