L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria di origine autoimmune che colpisce il tessuto articolare sinoviale. Ossia di quelle articolazioni che consentono lo scorrimento di un capo osseo su un altro, come nel caso di ginocchia, caviglie, gomiti e polsi, nonché dita delle mani e dei piedi.

Questa forma di artrite è progressiva, cronica e anchilosante: conduce il paziente a una grave invalidità nello svolgimento non solo di molte mansioni lavorative, ma anche delle normali azioni che riguardano la cura quotidiana della persona.

La malattia nelle fasi più avanzate è sistemica, interessa cioè tutto l’organismo colpendo anche l’apparato respiratorio, quello circolatorio e quello nervoso.

Vediamo quali sono le cause, i sintomi principali e quali sono gli esami da fare, chiaramente sotto controllo del medico reumatologo.

Cause e sintomi

L’artrite reumatoide è una malattia reumatica idiopatica: si tratta, cioè, di una patologia di cui non è nota la causa scatenante. Nei pazienti che ne sono affetti il sistema immunitario smette di riconoscere le strutture delle articolazioni e inizia così ad attaccarle. Ciò determina lo scatenamento di una profonda infiammazione e la progressiva distruzione dei tessuti articolari.

Questa forma di artrite viene spesso definita subdola: nella maggioranza dei casi, nella fase di esordio si manifesta con sintomi di scarsa intensità e poco specifici. Tra i primi segnali quello più suggestivo di una infiammazione articolare è la rigidità al movimento, che molti pazienti lamentano soprattutto al risveglio. Sintomi come stanchezza, inappetenza, perdita di peso e una leggera febbre sono piuttosto aspecifici.

La difficoltà di interpretazione dei sintomi rende difficile la diagnosi precoce, che è fondamentale nell’approccio alla cura per prevenire o addirittura evitare i danni permanenti alle articolazioni.

Esami da fare

La diagnosi dell’artrite reumatoide spetta al medico reumatologo. Egli, in seguito all’anamnesi del paziente e dalla sua storia familiare, all’esame obiettivo procederà alla prescrizione di specifici esami del sangue ed esami strumentali.

Il reumatologo, nel corso dell’esame obiettivo, osserva soprattutto la presenza a livello delle articolazioni di segni come il dolore al movimento, il rossore, la tumefazione e il calore.

Alcuni esami di laboratorio possono essere di supporto per la definizione del sospetto diagnostico dell’artrite. Nei pazienti di solito si verifica un certo grado di anemia, la presenza del fattore reumatoide o degli anticorpi anti-citrullina, l’aumento della velocità di sedimentazione dei globuli rossi, VES, e della concentrazione della proteina C reattiva.

Il fattore reumatoide è un auto-anticorpo la cui presenza deve essere valutata in tutti i pazienti in cui si verificano i segali clinici di una malattia artritica. La sua presenza però non è necessariamente indice di artrite reumatoide, né in sua assenza si può affermare che il paziente non soffra comunque di questa patologia: solo l’80% dei pazienti affetti da artrite reumatoide è positivo alla ricerca di questo auto-anticorpo.

Tra gli esami strumentali è utile l’esecuzione di una radiografia che può evidenziare alcune anomalie a livello articolare già nelle prime fasi della malattia. Piuttosto rilevante è anche l’impiego dell’ecografia articolare che, secondo i dati di alcuni studim è in grado di rilevare la presenza dell’infiammazione articolare già nei primi 3 mesi della malattia.

La risonanza magnetica resta, a oggi, l’esame più sensibile per la chiara definizione dei danni articolari.

14 aprile 2016
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