L’artrite reumatoide è una malattia reumatica di natura infiammatoria. Si tratta di una patologia cronica, autoimmune e anchilosante: nel corso della sua evoluzione conduce il paziente a una progressiva invalidità, rendendolo inabile a svolgere una attività lavorativa e anche, nei casi più gravi, le normali azioni della vita quotidiana e della cura della persona.

Questa malattia reumatica colpisce le articolazioni sinoviali che consentono lo scorrimento di un osso su un altro. Per cause ancora sconosciute, il sistema immunitario dell’individuo attacca i tessuti che compongono l’articolazione provocandone la graduale distruzione. Nelle fasi più avanzate interessa l’intero organismo e colpisce anche gli occhi, l’apparato respiratorio e anche cardiovascolare.

Vediamo quali sono i sintomi di questa malattia, la diagnosi e l’approccio alla terapia con il farmaci biologici.

I sintomi

L’artite reumatoide è una malattia subdola che si manifesta con sintomi del tutto aspecifici. Uno dei segnali più comuni è una certa rigidità che si manifesta al mattino: questo sintomo dura anche meno di un’ora nelle prime fasi della malattia, mentre nelle fasi più avanzate può perdurare per tutta la giornata.

La malattia si manifesta anche con sintomi generici come stanchezza, debolezza generale, perdita di peso e febbre.

La diagnosi

Considerata la minima specificità dei sintomi, l’artrite reumatoide è una malattia difficile da diagnosticare. Il reumatologo è in grado di identificarla dai sintomi riferiti dal paziente, dai segni obiettivi verificati in corso di visita medica e dalla prescrizione di alcuni esami strumentali e di laboratorio.

I farmaci biologici

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune: in pratica, le cellule del sistema immunitario non riconoscono più le strutture articolari e così le attaccano fino a distruggerle. Nel corso di questo processo si genera uno squilibrio tra le citochine, mediatori proteici prodotti dalle cellule del nostro sistema immunitario, ad azione infiammatoria e quelle ad azione antiinfiammatoria, a sfavore di queste ultime. I farmaci biologici sono in grado di interferire con questo meccanismo e bloccando le citochine infiammatorie, TNF-a e IL-1.

I farmaci biologici sono indicati come terapia di seconda linea, ossia nei casi in cui i farmaci antireumatici sono risultati inefficaci. Attualmente sono indicati nel trattamento dell’artrite reumatoide:

  • infliximab, somministrato per via endovenosa in regime di cura ospedaliero;
  • etanercept, somministrato sottocute due volte alla settimana;
  • adalimumab, un anticorpo anti-TNF-a somministrato sottocute ogni due settimane;
  • anakinra, un antagonista del recettore dell’IL-1, somministrato una volta al giorno.

Tutti possono essere associati ai comuni farmaci antinfiammatori non steroidei ma anche con il cortisone, o con gli antireumatici, methotrexate, sulfasalazina, leflunomide e idrossiclorochina.

Gli effetti avversi dei farmaci biologici

I più comuni effetti indesiderati di questa classe di farmaci si manifestano a livello cutaneo.

Infliximab, etanercept e adalimumab bloccano tutti la stessa molecola, il TNF alfa, e perciò espongono il paziente a un aumentato rischio di infezioni batteriche e fungine. Tutti questi farmaci inoltre possono causare la riattivazione di una tubercolosi, e per tale motivo prima dell’inizio della terapia tutti i pazienti devono essere sottoposti al test di verifica di precedente contatto con il bacillo tubercolare. Tutti i farmaci biologici hanno una dimostrata attività inibitoria nei confronti del sistema immunitario: il loro uso prolungato deve essere attentamente monitorato, soprattutto per verificare l’eventuale insorgenza di malattie anche gravi come i linfomi, tumori che si sviluppano nei linfonodi.

30 marzo 2016
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