La nomenclatura popolare delle erbe è un argomento affascinante dai risvolti a volte divertenti. L’artiglio del diavolo deve il suo nome alla forma veramente curiosa dei suoi frutti: estremità uncinate e ritorte che s’incastrano nelle zampe degli animali ferendoli, intrappolandoli o quanto meno costringendoli a dimenarsi – da indiavolati – per liberarsi dal dolore di averne pestato uno.

Ha dei bellissimi fiori violacei che però si trasformano in questi frutti ovoidali uncinati, uno dei suoi nomi popolari in inglese è proprio ragno di legno. La parte che contiene più principio attivo, l’arpagoside -un glucoside iridoide-, è in realtà la radice, di cui si usa l’estratto secco.

L’harpagophytum procumbens, o più semplicemente arpagofito, è una pianta tipica dell’Africa (la Namibia è il maggior esportatore mondiale) e già da secoli le popolazioni indigene ne avevano intuito i benefici antidolorifici e antinfiammatori. La ricerca scientifica ha poi studiato e provato queste proprietà: anche quando messo a confronto con un placebo, l’artiglio del diavolo si è sempre dimostrato efficace.

Viene usato soprattutto per i suoi effetti analgesici e antipiretici, per esempio in caso di dolori muscolari, dolori reumatici, artrite reumatoide, reumatismo infiammatorio, osteoartriti, tendiniti, contusioni, dolori di schiena, sciatica, torcicollo, mal di testa, dolori cervicali, contusioni, micro traumi e altre infiammazioni muscolari.

Inoltre l’artiglio del diavolo pare abbia proprietà digestive, soprattutto se assunto come infuso, utili fra l’altro per abbassare il colesterolo e per eliminare l’acido urico; proprio per questo viene indicato come rimedio efficace nel trattamento della gotta.

Queste proprietà sono dovute alla presenza di principi amari, che di fatto stimolano la produzione di succhi gastrici e bile; il che lo rende però inadatto a chi è predisposto a disturbi gastrici, a chi soffre di gastrite o ulcere gastriche e duodenali, e bisogna fare attenzione anche in gravidanza.

Come abbiamo visto è un rimedio naturale, dall’efficacia paragonabile ai farmaci della medicina tradizionale, usatissimo per affrontare tutti quei disturbi dolorosi che normalmente vanno sotto la definizione di “dolori reumatici”, che colpiscono ossa, articolazioni e muscoli coinvolti.

Proprio per questa sua comprovata efficacia è buona norma, come sempre quando si tratta di assumere rimedi naturali, chiedere un parere al vostro medico e al vostro erborista di fiducia, soprattutto nel caso in cui sia già in corso una terapia farmacologica.

iperico

L’altra erba protagonista di questo articolo, accomunabile all’artiglio del diavolo solo per questioni di nome, è l’hypericum perforatum, o più comunemente iperico.

Pianta perenne originaria delle isole britanniche, ormai spontanea anche in Italia, si trova in campi incolti e in zone piuttosto asciutte. Si coglie nel momento di massima fioritura, in genere verso il periodo del solstizio d’estate, 21-24 giugno.

Stando a Ippocrate e Dioscoride il nome hypericum significa “al di sopra”, cioè qualcosa di più forte e di superiore rispetto alle forze infere, ecco perché il nome è diventato cacciadiavoli.

Curiose superstizioni a parte, il nome ha ancora valore se si considerano le sue proprietà antidepressive e soprattutto l’uso più diffuso che se ne fa: la preparazione di un oleolito da usare contro scottature e bruciature. Che siano scottature da sole o bruciature da forno poco importa, l’oleolito d’iperico elimina il bruciore e rigenera la pelle.

Per preparare l’oleolito basta poco: fiori d’iperico, olio vegetale (i più indicati sono di girasole o di mandorla, ma anche del semplice olio d’oliva può andar bene), un barattolo di vetro e un po’ di tempo.

  • Raccogliete cime fiorite d’iperico, se serve sciacquatele e fatele asciugare bene. Riempite il barattolo con le cime mondate e copritele con l’olio;
  • Battete delicatamente il barattolo per far salire in superficie le bolle d’aria, chiudetelo e lasciate a macerare;
  • Potete mettere il barattolo al sole per sveltire la pratica, ma non nelle ore più calde perché l’olio potrebbe irrancidire;
  • Quando l’olio è diventato rosso (a causa della capsicina contenuta nei fiori) l’oleolito è pronto, filtrate prima con un colino e poi con una garza fine e conservate in un luogo fresco e asciutto. Meglio ancora se avete la possibilità di conservare l’oleolito in una boccetta di vetro scuro.

Si applica con un semplice massaggio. Può essere utile conservarlo in frigorifero: l’olio si rapprende un poco, favorendo un’applicazione più pulita, e il fresco di sicuro dà sollievo alla pelle scottata.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo dell’iperico come antidepressivo, assumendone per via orale, anche qui è buona norma consultare il proprio medico, poiché ha controindicazioni durante l’allattamento, in caso di assunzione di anticoncezionali, e potrebbe rivelarsi fotosensibilizzante, soprattutto per le pelli più chiare e delicate.

L’artiglio del diavolo, e i preparati erboristici che se ne fanno, si trovano invece in erboristeria.

2 luglio 2013
I vostri commenti
antonella greco, giovedì 7 novembre 2013 alle10:29 ha scritto: rispondi »

Salve mi chiamo Antonella, siccome soffro durante tutta la stagione autunnale e invernale di forma influenzale con irrigidimento e contratture a gambe e braccia e mani che sembrano avere molta più forza mi hanno consigliato l'artiglio del diavolo. Con quale posologia prenderlo quotidianamente? Grazie. A.G.

natale naccari, mercoledì 3 luglio 2013 alle22:16 ha scritto: rispondi »

Mi interessano queste due erbe e le loro proprietà

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