I fatti, almeno in parte, dovreste conoscerli tutti. Il 18 settembre un gruppo di volontari di Greenpeace ha “attaccato” la piattaforma di estrazione petrolifera russa Prirazlomnaya, nell’estremo nord del globo. “Attaccato” è forse un’esagerazione, ma è così che le autorità russe hanno voluto interpretare il gesto. Volontari e due reporter sono stati arrestati con l’accusa iniziale di pirateria. Sono gli Artic30 e tutto il mondo si sta muovendo per cercare di convincere la Russia a rilasciarli, facendo decadere delle accuse giudicate ridicole e pretestuose.

Greenpeace ha attivato una raccolta di firme online che, mentre scriviamo, ha già superato quota un milione e mezzo adesioni. Inoltre, dal Comune di Napoli – città d’origine di Cristian D’Alessandro, unico tra gli arrestati ad avere nazionalità italiana – alla Commissione Europea, si sono moltiplicate anche le voci ufficiali che chiedono alle istituzioni russe un atto di buon senso.

Per saperne di più, abbiamo deciso di intervistare Cristiana De Lia, che si occupa per Greenpeace della campagna in difesa dell’Artico. Gli Artic30 sono per lei dei veri “compagni” di lotta.

Iniziamo con la domanda più banale, ma probabilmente più importante. Come stanno i 30? Avete notizie sulle condizioni della loro prigionia? Li avete sentiti?

Quelli che noi amiamo chiamare gli Arctic30 stanno tutti bene. Abbiamo avuto notizie di loro tramite le loro lettere, le loro telefonate ai familiari e grazie ai contatti con i nostri legali. Le condizioni di prigionia ovviamente non sono mai belle. Gli spazi sono limitati e in una città come Murmansk, nella quale ora la temperatura è già scesa a meno 5 gradi, il freddo è uno dei problemi principali. Nonostante ciò, i 30 ragazzi e ragazze stanno mostrando coraggio e determinazione. Quello che rende forti le loro menti è il pensiero di tutti noi che da qui li sosteniamo e ci mobilitiamo ogni giorno per la loro liberazione.

L’italiano Cristian di 31 anni, originario di Napoli, anche lui in carcere dal 24 settembre ha detto “mi consola sapere che c’è una grande mobilitazione per noi”. Noi di certo continueremo a non deluderlo.

Anche se è una storia nota, può raccontare esattamente cosa stavano facendo i vostri attivisti al momento dell’arresto (due degli arrestati sono reporter free lance)? Qual era la loro missione?

Gli attivisti di Greenpeace avevano deciso di imbarcarsi a bordo della nave Arctic Sunrise al fine di partire per un tour nella Russia Artica con il fine di protestare contro le trivellazioni petrolifere che in quest’area così delicata ed estrema, rischiano di causare dei disastri tali da impattare l’intero pianeta. La loro missione in due parole: salvare l’Artico. Per il bene dei nostri figli e nipoti.

I nostri attivisti si trovavano nel Mare della Pechora per protestare contro Gazprom, colosso di stato russo, la prima azienda destinata a estrarre petrolio dall’Artico. Le performance di quest’azienda sono preoccupanti e contano anche vittime umane ma soprattutto le sue operazioni sono del tutto inadeguate e non sicure. I nostri attivisti volevano aprire un semplice striscione di protesta ma la loro azione, guidata dalla voce della propria coscienza, è stata repressa con il ricorso all’uso della forza.

Può raccontare anche come è avvenuto materialmente l’arresto?

Il 18 settembre, due climber di Greenpeace, Sini e Marco vengono fermati dagli uomini della Guardia Costiera Russa, su minaccia di coltelli, pistole e 11 colpi di avvertimento. Di loro non si hanno più notizie per un intero giorno.

Il giorno dopo, 19 settembre, l’Arctic Sunrise viene abbordata e sequestrata con a bordo l’intero equipaggio. 28 attivisti di Greenpeace, e due reporter freelance.

Il 24 settembre, la nave arriva al porto di Murmansk. Qui tutti gli Arctic30 vengono sottoposti a custodia cautelare per due mesi. Il 3 ottobre, viene loro contestata l’accusa di pirateria.

Di pochi giorni fa è invece la notizia che le autorità giudiziarie abbiano cambiato l’accusa in “Hooliganism”. Nel codice penale russo, un’accusa di vandalismo può costare ben 7 anni di carcere. Oggi [ieri] Cristian è stato accusato formalmente di questo reato.

Perché sono stati arrestati anche dei giornalisti?

A bordo della nave Arctic Sunrise si trovavano due reporter, un video operatore e un fotografo. Anche loro sono stati fermati insieme al resto dell’equipaggio e anche loro stanno scontando le stesse accuse.

Perché secondo lei le istituzioni russe stanno usando contro di voi queste disposizioni?

Di ipotesi se ne potrebbero fare molte ma quello con il quale dobbiamo confrontarci è la realtà. I nostri attivisti sono in prigione e la loro unica colpa è quella di aver agito per il bene del pianeta. Prima sono stati chiamati pirati e poi vandali ma la verità è che gli Arctic30 sono solo colpevoli di pacifismo.

Come sta reagendo l’opinione pubblica in Russia? State trovando appoggio tra i locali?

In Russia, la notizia è sicuramente al centro dell’attenzione mediatica generale ma come è stato dichiarato in occasione di un talk show al programma Russia Today, un sondaggio ha rivelato che ben il 75% degli intervistati credono che gli Arctic30 debbano essere rilasciati.

Del resto lo provano anche le recenti mobilitazioni locali alle quali molti hanno aderito spontaneamente in solidarietà per gli Arctic30.

Nella vostra battaglia per la liberazione dei 30 state ricevendo un grande supporto esterno. Chi vi sentite di ringraziare, particolarmente? E chi, secondo voi, potrebbe fare di più?

Sicuramente il mio primo ringraziamento va a tutti coloro che stanno sostenendo gli Arctic30. A chi ha firmato e condiviso la petizione rivolta alle ambasciate russe, a chi ha partecipato e organizza eventi di solidarietà per i nostri attivisti, a tutti coloro che nel mondo diplomatico, politico e legale stanno lavorando duramente per un’immediata liberazione.

Ringrazio in particolare il Ministro Emma Bonino per averci rassicurato sull’impegno del governo italiano per Cristian e il sindaco De Magistris di Napoli (città Natale di Cristian) per aver esposto uno striscione per Cristian sul palazzo del comune. Ora speriamo che anche il Premier Letta possa supportare il nostro appello di liberazione degli Arctic30.

Per concludere, oltre a firmare la vostra petizione sul vostro sito, cosa possono fare i nostri lettori per darvi concretamente una mano?

Potete condividere la nostra petizione, potete telefonare alle ambasciate russe, potete organizzare eventi in solidarietà degli Arctic30, potete postare dei messaggi di supporto su Twitter e Facebook. Parlatene con i vostri amici, conoscenti, o associazioni di cui siete parte.

In conclusione, facciamo tutto il possibile affinché questa questione non cada nel dimenticatoio.

Concordando con De Lia, speriamo che questo nostro articolo possa contribuire nel suo piccolo alla causa.

31 ottobre 2013
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