Tracce di arsenico in 360 birre tedesche. Lo denunciano gli esperti del TUM (Technische Universitat Munchen) all’interno di uno studio reso pubblico in occasione del 245esimo incontro dell’American Chemical Society. Un problema che riguarderebbe in particolare il processo di depurazione dell’acqua realizzato mediante filtrazione a terra di diatomee.

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Proprio questo processo di pulizia dell’acqua inquinata lascerebbe le tracce di arsenico rinvenute nelle birre tedesche. Le acque reflue passerebbero all’interno di uno strato di terriccio arricchito con fossili silicei appartenenti a microscopici organismi marini. Una tecnica che a quanto pare rilascerebbe nel liquido fuoriuscito anche quantità di ferro e altri metalli.

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La ricerca portata avanti dal professor Mehmet Coelhan ha preso in considerazione il possibile grado di inquinamento dei tre principali ingredienti della birra: acqua, malto e luppolo. Da quanto emerso i quantitativi di arsenico registrati verrebbero proprio dall’acqua, che le tecniche di depurazione arricchirebbero con tracce di arsenico:

Siamo giunti alla conclusione che la farina fossile è una significativa fonte di contaminazione da arsenico della birra. Tuttavia i livelli risultanti sono solo lievemente elevati ed è improbabile che chi beva le birre prodotte con questa tecnica diffusa si ammali.

Livelli non pericolosi per la salute assicura il ricercatore, al contrario di quanto si è registrato e continua a registrarsi nel Lazio e in alcune altre regioni italiane. Malgrado si tratti di quantitativi minimi resta presente, prosegue il ricercatore, la necessità che i consumatori vengano avvisati della presenza e della possibile pericolosità di tali elementi. Coelhan sottolinea infine che il problema non è legato in via esclusiva alla birra, ma che riguarda un potenziale molto più vasto di bevande. Tra queste vi è ad esempio la produzione di vino.

12 aprile 2013
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