Il futuro dell’ONU potrebbe essere decisamente più “green”. Nei prossimi mesi al fianco degli ormai familiari Caschi Blu potremmo vedere all’opera anche i “Caschi Verdi“. Si tratterebbe di una forza di pace che intervenga nei conflitti generati, o inaspriti, da problemi legati alla scarsità di risorse idriche e alimentari o dagli sviluppi futuri del surriscaldamento globale.

La proposta, avanzata dall’ambasciatore tedesco Peter Wittig, ha riscontrato subito il favore di Italia e Stati Uniti nonché del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Nessuna azione concreta prevista per il momento, ma un progetto che è ben oltre la fase delle ipotesi. I “Caschi Verdi” stanno prendendo corpo, in virtù del fatto che le loro azioni potrebbero non differire di molto dai compiti ricoperti dai corrispettivi Blu.

Entrambi i gruppi sarebbero legati a crisi umanitarie, con le forze verdi impegnate nella risoluzione delle cause generatrici del conflitto, sempre più spesso legate alla scarsità di risorse primarie come acqua e cibo. Una forza quindi che potrebbe cooperare con quella già a disposizione, riuscendo così a garantire maggiore sicurezza al patrimonio ambientale mondiale e più azione contro il riscaldamento globale. a essere alleggerita sarebbe di conseguenza la questione sicurezza, sempre più spesso legata alle guerre civili e all’emigrazione di massa.

Queste le parole con cui Peter Wiggit ha presentato il progetto:

Ridipingere di verde i caschi blu darebbe un segnale forte, ma affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici nelle regioni più precarie sarebbe poi tanto diverso dai compiti che già svolgono oggi?

Attraverso il suo rappresentante, la Germania sperava di riuscire a far votare una risoluzione che ponesse già concretamente le basi per la creazioni di questa nuova forza. Progetto frenato da Cina, Russia, India e Brasile in primis, preoccupati di vedere frenata la propria scalata economica per combattere il riscaldamento globale.

“Patetica” ha definito questa presa di posizione Susan Rice, ambasciatrice Usa, mentre il Segretario Ban Ki-Moon è riuscito a far approvare quantomeno un documento che attesti l’esistenza del problema. Tutto rimandato quindi, con il portavoce dell’Onu Martin Nesirky che però dichiara appena iniziata la partita:

C’è molto lavoro da fare, ma il segretario generale è deciso ad andare avanti.

22 luglio 2011
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Elisabetta, venerdì 22 luglio 2011 alle16:00 ha scritto: rispondi »

se soltanto le multinazionali non esistessero si risparmierebbero molti problemi, e ci sarebbe molto meno inquinamento....iniziassero a far controlli più severi per quelle società che non smaltiscono correttamente i rifiuti tossici punendoli con la chiusura degli stabilimenti e multe salatissime.Ma ci rendiamo conto che danni sono stati causati da una multinazionale italiana in Africa per produrre energia  elettrica, con la promessa della bonifica del territorio? IMMENSI, la popolazione del luogo è costretta a mangiare e bere acqua contaminata dal greggio!!!!!! E' vergognoso!

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