L’app per il riconoscimento facciale del cane domestico presto diventerà realtà in tutto il mondo, una soluzione innovativa che potrebbe abbattere i tempi di ricerca dell’animale smarrito. Questa importante possibilità è stata sfruttata da Joanne Cox a San Diego per rintracciare e portare in salvo il cane d’affezione Roxy, un esemplare di Shiba Inu. La famiglia si è rivolta al sito FindingRover.com, che sfrutta una tecnologia creata da Steven Callahan e John Schreiner, due ricercatori dell’Università dello Utah.

Il sito possiede un database dei maggiori rifugi per cani della zona, con tutte le foto degli ospiti in entrata e uscita, quindi cerca di comparare l’immagine di questi animali con il soggetto smarrito. Il confronto avviene tramite otto marcatori facciali distintivi: le foto dei quadrupedi persi vengono caricate dalle famiglie e analizzate con i dati di tutti i canili di zona. La parte più importante è quella che riguarda occhi e naso, in particolare le dimensioni dei primi e la loro posizione sul muso. A differenza del riconoscimento facciale umano, che conta 128 marcatori, quello canino è ancora molto basico. Nonostante ciò, il sistema pare funzionare molto bene.

Il proprietario del sito è John Polimeno, il quale sta cercando di ampliare il raggio d’azione così da aumentare le possibilità di confronto e ricerca. L’uomo ha mostrato il progetto e i risultati a molti veterinari e associazioni canine: l’obiettivo è quello di estendere il tutto oltre i confini di San Diego, così da coinvolgere più città e nazioni. Il riconoscimento facciale ha portato a termine con successo il ritrovamento del cane Roxy, scomparso nel mese di luglio per colpa di un fortissimo temporale. Dopo cinque giorni di ricerca, la figlia di Joanne Coxx si è rivolta al sito FindingRover.com creando un account gratuito, caricando al contempo l’immagine del disperso. Dopo solo quattro ore dall’ingresso di Roxy presso il canile di zona, la famiglia è stata contattata e ha potuto riabbracciare l’amato cane.

Daniel DeSousa, vice direttore del sito, ha spiegato che le metodologie di azione sono due: il cane viene trovato per strada da un estraneo, viene scattata una foto e inviata al sistema. Così la comparazione avviene subito, il proprietario può quindi recuperare tempestivamente l’animale. Oppure, in un secondo momento, i cani giungono al canile o al rifugio di zona, l’immagine viene inserita nel database del sito di recupero e se c’è corrispondenza la famiglia viene subito contattata.

L’ampliamento del progetto potrebbe incrementare il recupero dei cani smarriti, affiancando le tecniche più semplici per il ritrovamento di un animale disperso. Ad esempio il passaparola di quartiere, i volantini appesi ovunque, il controllo dei rifugi e canili di zona. Come sostiene l’ASPCA (Società Americana per la Prevenzione della Crudeltà verso gli Animali) è importante aggiornare i dati sul microchip, quindi sfruttare anche i social network e i blog.

8 agosto 2014
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