Batterie sempre più potenti, caricatori da portare sempre con sé, pannelli solari da taschino per le gite in campagna o un pomeriggio al parco: possedere uno smartphone richiede particolare pazienza in termini di autonomia. Si tratta però di un fastidio con cui si conviverà ancora per poco tempo: è stato inventato, infatti, il primo cellulare a carica d’urina.

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Può far sorridere o storcere il naso, ma l’urina è una delle risorse su cui l’uomo sta più investendo negli ultimi anni in tema di energia pulita. Non stupisce, allora, che i ricercatori del Bristol Robotics Laboratory abbiano messo a punto batterie e cellulari ricaricabili a liquidi corporei, grazie all’energia prodotta dalle Microbial Fuel Cell (MFC).

Il nome forse non suggerirà nulla, ma si tratta di un sistema per trasformare rifiuti biologici in energia grazie all’impiego di cinque microrganismi. Tali organismi, in genere batteri, producono energia dal loro normale ciclo di vita: più urina ingeriscono, maggiore è la carica che riescono a fornire. Quindi si è deciso di elaborare un sistema per accumulare questa preziosa elettricità prodotta che, per quanto esigua, è sufficiente per alimentare un telefonino senza troppe pretese, un feature-phone o uno smartphone dalle funzioni elementari.

Sebbene il progetto sia solo agli stadi iniziali – l’energia prodotta e accumulata è sufficiente solo a rapidissimi stadi di carica e scarica – si tratta di una scoperta interessante che potrebbe cambiare il modo con cui l’uomo si avvicinerà all’energia e all’ecologia. Derivare corrente elettrica dall’urina, infatti, è al momento l’unica modalità totalmente green per soddisfare le necessità moderne. Le batterie classiche, come quelle al litio, richiedono infatti lo sfruttamento dei minerali del sottosuolo, mentre anche le fonti rinnovabili necessitano comunque di un minimo ricorso agli elementi disponibili in natura, dall’utilizzo del silicio per i pannelli fotovoltaici all’estrazione dei metalli per la costruzione delle pale eoliche, passando per la modifica della morfologia del territorio dovuta agli impianti idroelettrici. Con la carica a urina, invece, non si sottrae nulla all’ambiente: anzi, si recupera invece qualcosa che è normalmente destinato allo scarto.

Ioannis Ieropoulos, esperto di recupero dell’energia da fonti non comuni per la West England University di Bristol, ha così commentato il progetto:

Nessuno ha mai sfruttato l’energia dall’urina prima, quindi si tratta di una scoperta eccitante.

Chissà, allora, che in un futuro non troppo lontano per ricaricare lo smartphone non basti portarlo con sé alla toilette.

17 luglio 2013
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I vostri commenti
Alex, giovedì 18 luglio 2013 alle9:57 ha scritto: rispondi »

ahah, della serie: bevo per ricaricare... ;)

Silvano Ghezzo, mercoledì 17 luglio 2013 alle23:21 ha scritto: rispondi »

"Memento homo" una buona mira è indispensabile per la riuscita della ricarica. Scherzi a parte, speriamo che sia una invenzione veramente utile e non una "boutade".

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