Gli abiti in pelle conservano il loro fascino immutato da molti decenni, eppure non sono la scelta più consapevole quando si tratta di vestiario. Sì, perché scarpe, borse, cinture e giacche in pelle non sono altro che il prodotto della sofferenza animale, un tema molto caro ad animalisti e vegani negli ultimi tempi. Una soluzione potrebbe provenire, però, dal mondo della scienza, con vestiti in pelle vera ma creati totalmente in laboratorio.

Già qualche tempo fa si è parlato di un tentativo di ricreare il look and feel della pelle a partire da materiali di origine vegetale. I risultati però, per quanto molto gradevoli alla vista e al tatto, non ricordavano da vicino la pelle in senso stretto. A ovviare a questo problema, ci penserà una startup che vede fra i finanziatori anche il co-fondatore di PayPal Peter Thiel: la Modern Meadow.

L’obiettivo dichiarato della Modern Meadow è quello di raffinare i processi di 3D printing anche a livello biologico, medico e ricreativo. Tramite un elaboratissimo processo di stampa in 3D, chiamata 3D Bioprinting, la scienza sarebbe in grado di modellare cellule elementari fino a farle diventare un vero e proprio tessuto. Così, a livello puramente esemplificativo, le cellule bovine potranno essere estratte in modo indolore da un animale, per poi essere spinte alla crescita in laboratorio tramite uno speciale bioreattore, che le alimenta come se fossero parte di un organismo davvero vivente. Un progetto ambizioso, che troverà le sue prime applicazioni nel vestiario e orientato alla chirurgia e alla trapiantologia, ma anche costosissimo: i primi esperimenti, infatti, sono costati ben 350.000 dollari all’inventore di Paypal.

Per indossare il primo giaccone realizzato in vitro, però, ci vorrà ancora del tempo: almeno 5 anni volendo essere ottimisti. Gli ostacoli da superare sono ancora molti e il progetto è ancora in fase embrionale, così come spiega il fondatore Andras Forgacs illustrando perché si sia scelta proprio la pelle:

«Le prime unità per la creazione di tessuti in vitro saranno pronte entro 5 anni. La nostra attenzione è più sulla pelle che sulla carne, perché più semplice da produrre. Ed è molto meno controverso utilizzare della pelle che non derivi dall’uccisione degli animali.»

E proprio di controversie già si interrogano gli animalisti e i vegani: è ammissibile indossare pelle vera, seppur completamente cruelty free? O, in alternativa, questo materiale deve essere comunque abbandonato per i significati cruenti che porta da sempre con sé? Per rispondere a queste domande di certo il tempo non manca: 5 anni, come si diceva poc’anzi.

, The Week

23 settembre 2012
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