Rendere la propria casa eco-fiendly e salutare, è possibile. Certo, la cosa ottimale sarebbe partire dalla struttura, scegliendo un modello di abitazione bio-climatica o passiva, dove l’efficienza energetica è elevata e dove si prediligono i materiali naturali. Ma anche chi non può permettersi un tale cambiamento, può comunque realizzare una piccola “rivoluzione verde” all’interno delle proprie mura. Ecco qualche consiglio da seguire per essere sicuri di essere in linea con la sostenibilità:

  1. Certificazioni. Il legno è il materiale naturale per eccellenza, ed è ancora il principale materiale usato per l’arredamento. Non sarà difficile trovare quello che cerchiamo. Sarà invece più difficile essere sicuri che appartenga ad una filiera certificata. Certificazioni come FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification), garantiscono che il legno provenga da una gestione forestale responsabile, che permetta il perpetuarsi del bosco e quindi l’utilizzo della risorsa secondo gli equilibri naturali. In Italia la filiera viene controllata anche grazie alla presenza di diversi consorzi.
  2. Solidi e durevoli: il modo più semplice per avere un arredamento che sia amico dell’ambiente, è scegliere la solidità dei manufatti. Questo premia l’artigianato e contrasta la peggior forma di spreco: l'”usa e getta”. Un mobile o un accessorio che mantengono le loro funzioni per lungo tempo, possono essere rivisitati, trasformati, venduti, ma continueranno la loro vita con grande risparmio di materiale ed energia.
  3. Materiali riciclati. Associare la creatività con il recupero di materiali che hanno già avuto una vita o che altrimenti sarebbero considerati scarto, è un’arte che ci dà benessere in un duplice modo: prima di tutto perché permette di usare le risorse in modo efficiente, con risparmio di energia  e di risorse, e poi perché concede il lusso dell’esprimere se stessi attraverso il fai da te o l’acquisto di oggetti di arte e design che seguono questo trend. Sia che si tratti di materiali naturali, che sintetici, il riciclo è una delle forme più semplici e ingegnose di arredamento sostenibile. È importante anche che mobili e suppellettili che vengono acquistati, siano facilmente smontabili o dissociabili, in modo da facilitare riparazioni o recupero delle varie parti. Esistono certificazioni anche per questo tipo di materiali: l’ICEA (Istituto di Certificazione Etica e Ambientale), tra i vari ambiti, si occupa anche di “Prodotti Riciclati”, garantendo la riduzione del consumo di risorse, facendo sì che aumenti la qualità dei prodotti riciclati, in modo da minimizzare le emissioni pericolose nell’aria, nell’acqua e nel suolo e l’impatto sulla salute dell’uomo.
  4. Bambù. Il Bambù è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Graminacee. Cresce molto velocemente e può raggiungere dimensioni variabili, dai pochi cm fino ai 40 m di altezza. È chiamata anche “acciaio vegetale” per la sua resistenza meccanica alla trazione e alla compressione, ma è allo stesso tempo, molto versatile. Ecco perché viene usato non solo nell’arredamento, ma anche per pavimenti, impiallacciature, tapparelle e materiale da esterni. La maggior parte del Bambù arriva dalla Cina. Di solito, proprio a causa della sua crescita veloce, non vengono utilizzati fertilizzanti e pesticidi, ma è un rischio che non si può escludere. Esiste inoltre il pericolo che questo materiale sia coltivato a scapito del disboscamento di foreste vergini o che vengano utilizzate sostanze chimiche, non solo in fase di coltura, ma anche di lavorazione (spesso nei collanti viene usata formaldeide). La certificazione FSC comprende nella sua regolamentazione, pur non ritenendolo propriamente “legno”, anche la produzione e la lavorazione del Bambù proveniente da formazioni spontanee o da piantagione in quelle regioni in cui la specie non sia considerata specie “aliena”.
  5. Bassa tossicità. Ci sono molti studi che rivelano come l’aria all’interno delle nostre abitazioni, sia più inquinata di quella all’esterno. Questo, non solo a causa degli inquinanti esterni che entrano e rimangono dentro, quando non rinnoviamo l’aria, ma anche perché arredi, tinte dei muri, gli elettrodomestici che si trovano nella nostra casa, emettono gas. Sono Volatile Organic Compounds (VOC) che possono risultare pericolosi per la nostra salute. Molti studi li hanno infatti collegati all’insorgere di difetti alla nascita, alterazioni del sistema endocrino, linfomi e leucemie. Ci sono poi sostanze come i ritardanti di fiamma bromurati, applicati in forma di polvere, ad un’ampia gamma di prodotti. Sono dotati di neurotossicità e non sembrano determinanti per rallentare gli incendi, dopo che il primo strato trattato è stato bruciato.
    Tutto ciò ci fa capire perché è molto importante accertarsi, quando facciamo un acquisto, che mobili o accessori, non siano stati trattati con materiali di sintesi, dannosi per la nostra salute. Certificazioni come Ecolabel (marchio europeo) premiano i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale, che possono così diversificarsi dai concorrenti presenti sul mercato, garantendo un ridotto impatto ambientale, in ogni fase del ciclo di vita, mentre organismi come l’EFSA (European Food Safety Authority) controllano e forniscono consulenza scientifica e valutazioni del rischio, anche per questi materiali. Da ricordare che un altro modo per ridurre i livelli di tossicità di queste sostanze è ancora l’utilizzo di mobili usati, che dopo molti anni dalla loro produzione hanno una tossicità molto più bassa.
  6. Buone pratiche – ci sono poi dei comportamenti che possiamo adottare, che permettono di ridurre l’impatto ambientale a priori. Partire dall’idea che si può avere meno, può aiutarci ad avere meno spreco, a spendere meno, e ad avere poi meno rifiuti da buttare. Un po’ di “decrescita” nel nostro piccolo, non può che aiutarci a rivalutare l’importanza degli oggetti veramente essenziali per la nostra vita quotidiana.
    Altro aspetto al quale porre attenzione è, nell’acquisto sia di nuovo che di usato, la distanza, cioè i km, che si traducono in spese e consumi di trasporto, non solo del prodotto finito, ma anche dei materiali utilizzati nella produzione. Ecco che il “km zero” anche nell’arredamento può fare davvero la differenza per l’ambiente che ci circonda.

17 luglio 2014
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