Fucili fatti di carote, pistole realizzate da finocchi e mazzi di broccoli, potenti mitra ricavati dal sedano: è questa la proposta-provocazione dell’artista giapponese Tsuyoshi Ozawa, iniziata nel 2001 e approdata negli ultimi tempi sulle pagine delle riviste d’arte di mezzo mondo.

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Donne in posa con armi di verdura, dall’Islanda all’Uganda passando per la Cina. Un modo originale per porre l’accento sulla stupidità della violenza e della guerra, una modalità intelligente per far capire agli spettatori come anche degli elementi dai significati innocui, gli ortaggi, possano incutere paura se inseriti nel giusto contesto. Perché il messaggio di morte trasmesso dalle armi non proviene dallo strumento in sé, bensì dall’idea di cattiveria e distruzione che trapela dal suo portatore.

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Il tutto è nato per caso, ormai più di 10 anni fa. Parlando con una modella, sono emersi gli ingredienti per una ricetta vegetariana. Raccolti tutti gli ingredienti per una cena, l’artista ha riconosciuto la figura di una pistola dalla disposizione casuale della verdura nel piatto e così è nata l’idea di questo progetto fotografico. A spingerla non solo la voglia di denunciare l’inutilità di guerre e violenze, ma anche uno spiccato senso dello humor, sottolineato dal motto “Make Food Not War”, sulla falsa riga dei movimenti sessantottini e il loro “Fate l’amore, non la guerra”.

Il progetto, sempre in divenire, coinvolge ormai donne di tutto il mondo e ottiene il plauso del Web. Tra le verdure più gettonate, carote, sedano, funghi, bietola, rape, soia, radici varie e molto altro ancora. Chissà che dopo lo shooting non ne approfittino tutti per un bel pranzo salutare, magari con una ricetta presa in prestito dalla dieta vegana o da quella vegetariana.

12 marzo 2013
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