Argentina: scavi nei ghiacci. Il businness vince sull’ambiente

In tempi in cui i problemi climatici e i rischi per l’eco-sistema e la salute dell’uomo sembrano essersi instaurati nella coscienza collettiva, ogni tanto appaiono notizie che destano non poche perplessità sulle conseguenze che possono avere le decisioni governative dei paesi che detengono grandi ricchezze naturali.

È di questi giorni la notizia che il governo argentino di Cristina Fernandez ha posto il veto sulla legge del parlamento, approvata a larga maggioranza, che pone il divieto sui diritti di scavo ed estrazione nei pressi dei ghiacciai nazionali. Una legge innovativa e di grande rilevanza per un paese che, comunque, ancora risente della pesante crisi economica e politica degli anni addietro ma che poco ha potuto, evidentemente, contro gli interessi economici dell’industria estrattiva.

La decisione del governo è stata giustificata dall'”eccessiva” intransigenza della legge parlamentare, troppo restrittiva e limitativa nei confronti di interessi economici che possono tranquillamente proseguire nel rispetto delle condizioni ambientali dei ghiacciai argentini. Una giustificazione che, sicuramente, nasconde le forti pressioni ricevute dalle grandi compagnie petrolifere e minerarie, interessate a sondare i terreni circostanti ai ghiacci in cerca di petrolio e metalli preziosi.

La grande innovazione della legge proposta dal parlamento era rappresentata dalla tutela paesaggistica e ambientale del fragile eco-sistema dei ghiacci, dalla preservazione delle risorse idriche del paese, dal divieto di scavo e costruzione e dalla prevenzione di attività lesive all’ambiente. Il territorio, infatti, da vent’anni è sondato e sfruttato dal colosso canadese Barrick Gold, per ricavarne oro, argento e rame.

Il timore dell’abbandono degli investimenti nel paese ha quindi convinto la presidentessa argentina a sfruttare la propria facoltà di veto sulle leggi del parlamento. Un timore che comunque non è certo inferiore ai rischi ambientali del territorio e alla contaminazione delle risorse idriche, una delle poche presenti in Argentina. Oltre che all’accelerazione del processo di scioglimento dei ghiacci causato dal rilascio di sostanze utilizzate nelle attività di estrazione.

La decisione è stata criticata, oltre che dalla comunità internazionale, anche dal principale quotidiano del paese, “La Nacion“, definendola “Un veto sospechoso”.

5 dicembre 2008
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