La riforma della legge 394/91 sui parchi italiani passa alla Commissione Ambiente della Camera. Al testo sono state apportate importanti modifiche: alcune rispondono alle esigenze di tutela delle aree protette, soprattutto in tema di controlli, ma permangono delle criticità sulle quali sarà necessario concentrare il dibattito in futuro.

Si stabilisce ad esempio l’istituzione di una programmazione condivisa tra governo e regioni, mediante un finanziamento pari a 10 milioni di euro annuali per il triennio che va dal 2018 al 2020, un luogo in cui favorire la nascita di strategie finalizzate a contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici, tra le prime cause della perdita di biodiversità a livello globale.

=> Leggi le critiche alla precedente modifica della legge sulle aree protette

Positiva anche la norma che presta attenzione alla parità di genere nelle nomine degli organi dediti alla gestione dei parchi: al momento su 23 realtà nazionali solo 3 sono dirette da donne, che rappresentano solamente il 6% dei membri nei consigli direttivi.

Negato l’utilizzo di “eliski” nei parchi e nelle aree circostanti, così come l’estrazione di idrocarburi (siano essi liquidi e gassosi). Ribadito inoltre il divieto di introdurre cinghiali su tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda le aree marine, dal 2018 saranno stanziati ulteriori 3 milioni di euro per la gestione di quelle protette.

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Come già detto non mancano però alcune note dolenti, soprattutto per come sono state ignorate indicazioni offerte dalle principali associazioni ambientaliste. Ad esempio, le aree umide nominate nella Convenzione di Ramsar e quelle della Rete Natura 2000 riconosciute dalle direttive habitat e uccelli non sono state inserite tra le zone protette. Niente consulta né comitato tecnico scientifico per ogni parco.

Fa storcere il naso anche il modello di pagamento proposto dalla Commissione della Camera per quanto riguarda i risarcimenti delle aree protette colpite da attività impattanti, che non tiene in considerazione ad esempio degli impianti per l’imbottigliamento delle acque minerali, le funivie e le cabinovie. Questa la posizione di Legambiente, espressa dalla presidente Rossella Muroni:

La discussione sulla 394 non esaurisce i bisogni delle aree protette; si è persa un’occasione importante per aprire un confronto ampio e approfondito su come vada tutelata e gestita la biodiversità in Italia nel 2017. Il testo licenziato al Senato è stato migliorato nel passaggio in Commissione Ambiente della Camera, ma rimangono punti da migliorare, come la governance e le royalties e altri da modificare del tutto.

La stessa associazione chiede inoltre l’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po al posto di quanto previsto dall’articolo 27 con la delega al governo per il Parco del Delta del Po, una prassi ritenuta poco chiara. Bocciata anche l’applicazione della norma che impedisce a chi riceve una pensione o un vitalizio di assumere incarichi dirigenziali escludendo i presidenti dei parchi.

Insomma, le criticità non mancano: Legambiente ne parla oggi in occasione del convegno “Coltivare il futuro” in scena nella capitale, organizzato in collaborazione con Federparchi e Roma Natura.

28 marzo 2017
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