Granchi, astici e aragoste con le chele legate dal nastro adesivo, disposti vivi sul ghiaccio dentro un frigorifero. Una vera e propria tortura: è ciò che ha sancito la Cassazione rigettando un ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, definendolo inammissibile. L’uomo è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Firenze per maltrattamento di animali. A comunicare l’esito del procedimento è stata la Lav che, per prima nel 2012, aveva denunciato l’esercizio per le condizioni a cui erano costretti alcuni crostacei presenti nel ristorante. A ciò avevano fatto seguito due controlli da parte della Polizia municipale che aveva constato la veridicità dell’esposto, riscontrando la presenza di vari esemplari detenuti vivi dentro alcuni frigoriferi a temperature bassissime tra 1,1 e 4,8 gradi centigradi.

La Polizia municipale aveva di fatto avvisato la Procura della Repubblica di Firenze e, nel 2014, l’uomo era stato condannato ai sensi dell’art. 727 del Codice Penale, provvedimento confermato oggi dalla Corte di Cassazione. La sentenza del 2014 lo obbligava a pagare una multa di 5.000 euro, oggi divenuta definitiva.

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La soluzione del procedimento trova consenso e soddisfazione da parte della Lav, che da tempo si batte contro questo genere di sofferenze e torture. Il verdetto confermerebbe come anche i crostacei possano provare dolore e soffrire, possedendo di fatto una memoria. Conservare un esemplare vivo nel ghiaccio in frigorifero è pertanto un reato. Con questo primo importante step legislativo si potranno produrre nuovi effetti, come sostiene la Lav, costituitasi in giudizio con il supporto degli avvocati Raffaella Sili e Beatrice Perugini:

[…] le Forze di Polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’. Una riflessione che anche i consumatori, auspichiamo, facciano propria adottando scelte conseguenti.

20 gennaio 2017
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