L’incontro fortuito con un’aragosta, prigioniera in un acquario all’interno di un negozio di alimentari, ha convinto Christine Loughead a regalarle una seconda possibilità. La donna canadese, avvocato specializzato in difesa degli animali, si è imbattuta in quell’unico e solitario esemplare in attesa di diventare cibo per qualcuno. Così impietosita dalla sua condizione, l’ha acquistata per 20 dollari, portandola a casa sua a Red Lake, in Ontario. La giovane, con il supporto del compagno, ha creato per il crostaceo una piccola vasca, così da permetterle di sopravvivere.

Ribattezzata Lobby Joe, l’aragosta ha vissuto per un breve periodo come animale domestico, fino a quando Christine non ha deciso di organizzare un reinserimento in natura. L’avvocato, divenuta vegana dopo un’alimentazione vegetariana, si è informata sulla possibile provenienza del crostaceo. La ricerca ha condotto in Nuova Scozia, uno dei bacini più vicini concentrati sulla pesca delle aragoste. Grazie a un annuncio pubblicato in un gruppo dedicato all’alimentazione vegan, la Loughead ha trovato aiuto e supporto in Beth Kent di Bridgewater, in grado di accogliere Lobby Joe al suo arrivo in Nuova Scozia.

Così inserita in un box di polistirolo per alimenti, con ghiaccio e giornali bagnati, l’aragosta è stata spedita tramite corriere. Il pacco ha viaggiato e volato per circa 24 ore, ma a fine percorso c’era Beth ad attenderla in aeroporto. All’apertura della scatola l’aragosta era ancora vispa e pimpante e desiderosa di sgranchirsi le chele. Beth ha accompagnato Lobby Joe presso una baia sicura, libera da barche, pescatori e pericoli. Appena immerso in acqua, l’animale è rimasto perplesso, poi ha iniziato a muoversi con naturalezza lasciando le rocce e immergendosi nell’acqua di mare. L’atto compassionevole ha unito due donne a 2000 miglia di distanza, creando un contatto speciale per la realizzazione di un progetto unico. Di sicuro Lobby Joe avrà sfruttato questa incredibile occasione, che potrà durare per pochi minuti o per sempre. Come ha fatto Christine, prima di agire, è indispensabile informasi sull’habitat in cui si vuole liberare un animale di cui non si conosce l’esatta provenienza. Un esemplare non autoctono potrebbe interagire negativamente sulla sopravvivenza degli esemplari tipici del posto.

8 giugno 2016
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I vostri commenti
Viola Yael, sabato 25 giugno 2016 alle13:30 ha scritto: rispondi »

Ciao Paolo, grazie per la precisazione.

paolo, giovedì 9 giugno 2016 alle8:25 ha scritto: rispondi »

Bravi, intanto non è una aragosta ma un ASTICE. potevano usare un metodo di trasporto più ecologico, non carta di giornale umida intrisa di inchiostro al piombo. Bel messaggio ma poco ecologico.....

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