Le proteste di Greenpeace contro Apple hanno sortito il risultato sperato: entro la fine dell’anno, tutti i datacenter della Mela utilizzati per i servizi iCloud saranno alimentati da fonti energetiche rinnovabili. È quanto ha confermato l’azienda di Cupertino a seguito dell’ennesima manifestazione degli attivisti ambientalisti, società che ha promesso un impegno certo nella realizzazione di impianti fotovoltaici.

iCloud è il servizio “sulla nuvola” che Apple fornisce gratuitamente ai propri clienti: con questa tecnologia, i file vengono automaticamente salvati su un server remoto e resi immediatamente disponibili su tutti i dispositivi in uso, come iPhone, iPad e Mac. In altre parole, una fotografia scattata con il melafonino verrà visualizzata anche sul Mac in possesso dallo stesso utente, così come sull’eventuale iPad in uso, senza bisogno di cavetti o trasferimenti manuali. Il procedimento vale per immagini, documenti, musica, note e chi più ne ha più ne metta. Per funzionare, tuttavia, le tecnologie “on the cloud” devono ricorrere a immensi datacenter remoti, ovvero grandi complessi di server alimentati 24 ore su 24 da energia elettrica. Greenpeace ha recentemente accusato Apple di far ricorso a fonti non rinnovabili e altamente inquinanti in termini di emissioni di CO2, come petrolio e carbone, per gestire questi server, Cupertino ha quindi deciso di accordare un maggior impegno nella salvaguardia dell’ambiente in seguito alle critiche.

Entro la fine dell’anno a Maiden, nella Carolina del Nord, nella zona adiacente ai datacenter Apple verrà costruito un mastodontico impianto fotovoltaico di circa 690.000 metri quadrati, capace di generare 84.000.000 di kWh l’anno. In aggiunta, in programma vi sarebbe anche l’installazione di un impianto a biogas, nonostante non siano trapelati ulteriori dettagli su questo secondo progetto.

Così facendo, Apple perderà alcuni primati negativi tristemente conquistati nell’analisi “How Clean Is Your Cloud” di Greenpeace, che dimostra come attualmente la Mela faccia largo ricorso a energia non sostenibile, proveniente per il 55,1% da centrali a carbone del gruppo Duke Energy e al 22,8% da impianti nucleari.

19 maggio 2012
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