Dalla crosta dell’Antartide potrebbe staccarsi una zolla di ghiaccio grande quanto la città di New York: è quel che rivela NASA dall’analisi di alcune fotografie satellitari scattate lo scorso novembre e rese pubbliche solo negli ultimi giorni.

Dalle immagini, riprese dal satellite geostazionario “Terra”, si nota una frattura lunga oltre 30 km e profonda 80 metri nei pressi dei ghiacciai di Pine Island, in Antartide. Qualora l’apertura dovesse ingrandirsi, raggiungendo così le estremità costiere dell’area, un gigante di ghiaccio verrebbe rilasciato nell’oceano, con possibili effetti funesti sull’ecosistema marino.

«Snodandosi lungo la lingua galleggiante del ghiacciaio di Pine Island, nell’Antartide occidentale, la frattura si crede possa creare un iceberg di circa 350 miglia quadrate, ovvero 907 chilometri quadrati, più delle 303 miglia quadrate (785 chilometri quadrati) di Manhattan, Brooklyn, Staten Island, Queens e Bronx considerati insieme.»

Non è dato sapere quando i ghiacci si romperanno definitivamente generando il mostruoso iceberg, non esistono infatti modelli predittivi affidabili, ma gli esperti considerano questa eventualità come molto probabile nei prossimi mesi. E tutte le attenzioni sono puntate sull’aumento del livello di mari, perché staccandosi e navigando verso zone più temperate, l’iceberg potrebbe sciogliersi riversando in mare migliaia di tonnellate d’acqua.

A parlare di questo rischio è Ted Scambos, esperto di ghiacciai per il National Snow and Ice Data Center del Colorado. Normalmente i ghiacciai dell’Antartide seguono un ciclo di ingrandimento, tensione da rottura e rilascio in mare non preoccupante, ma in questo caso la frattura risulterebbe fin troppo rapida affinché il naturale sistema riesca a riequilibrarsi.

«Quando il punto di squarcio aumenta così rapidamente, vi è un’insolita accelerazione nel ghiacciaio. Questo significa che il ghiaccio confluirà nell’oceano in modo molto più rapido, contribuendo ancora di più all’aumento del livello dei mari. E questo è ancora più evidente a Pine Island, il ghiacciaio che storicamente più contribuisce al livello delle acque.»

Gli esperti, tuttavia, manterrebbero una certa cautela nell’imputare al surriscaldamento globale la causa del repentino cambiamento, e dell’accelerato scioglimento, del ghiacciaio. Le cause della frattura, infatti, potrebbero ugualmente derivare da un aumento di temperatura che da un processo fisiologico di mutamento della zona e, per questo motivo, si attendono i risultati di studi più approfonditi prima di arrivare a un verdetto. Nel frattempo, è stata istituita una task force di monitoraggio satellitare dell’area, per predire il distacco certo dell’iceberg sulla base dei dati di allargamento dello squarcio.

, Tree Hugger.

5 febbraio 2012
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