Gli annunci immobiliari dovranno essere più trasparenti per quanto la certificazione energetica. Sarà obbligatorio presentare, accanto alle informazioni su superficie, configurazione e posizione della casa, anche il cosiddetto “indice di prestazione energetica” contenuto nell’Ace, cioè l’Attestato di certificazione energetica.

La novità è attiva fin da ieri e fa parte delle norme introdotte con il decreto sulle rinnovabili approvato lo scorso anno. L’obbligo di dichiarare l’indice di prestazione energetica riguarda tutti gli annunci immobiliari, siano essi diffusi tramite volantini, cartelli, televisione o pubblicati su Internet.

Alla base vi è l’Attestato di certificazione energetica, un documento che evidenzia il livello di prestazione energetica dell’edificio in questione la cui preparazione è riservata a un tecnico abilitato. In tal modo anche per le case si viene a creare un’etichetta di qualità ambientale simile a quella che da anni campeggia su tutti gli elettrodomestici.

Anche per gli immobili viene pertanto introdotta la scala delle varie classi: si avranno così edifici di Classe A, ad altissima efficienza, di Classe B e di Classe C, con quest’ultimo caso equivalente a una costruzione in grado di rispettare tutte le attuali normative in vigore, fino ad arrivare alla Classe G.

La novità potrebbe influenzare in positivo il mercato immobiliare secondo Confabitare, andando a modificare i parametri di valutazioni del settore che finora non tenevano nella giusta considerazione l’aspetto ecologico di un’abitazione, con la conseguenza di stimolare la riqualificazione energetica di quegli edifici rimasti indietro rispetto alle ultime novità e, per questo motivo, potenzialmente svalutati agli occhi del mercato in ragione di una bassa valutazione energetica.

Comunque, anche se le intenzioni e le implicazioni teoriche sono più che positive, l’obbligo di indicare l’indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari rischia purtroppo di rimanere solamente carta scritta, dato che il decreto sulle rinnovabili che l’ha introdotto non indica eventuali sanzioni per chi non lo rispetta, lasciando in questo modo piena libertà di omettere il dato senza alcuna conseguenza pecuniaria per i trasgressori. Unica eccezione è invece la Regione Lombardia, la quale, con un’apprezzabile lungimiranza, ha previsto una multa fino a 5.000 euro in caso di inadempienza.

2 gennaio 2012
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