La capacità di librarsi nell’aria è una caratteristica degli animali dotati di ali, come ad esempio gli uccelli, ma anche alcuni insetti oppure i pipistrelli. Eppure in natura sono sempre esistiti una serie di esemplari in grado di volare, anche non appartenenti al mondo dei volatili. Ad esempio nell’antichità gli pterosauri, con i loro 10 metri di apertura alare, erano in grado di librarsi nel cielo. Sembra non fossero i soli, perché la preistoria pare sia stata animata da animali solitamente non avvezzi al volo come i pesci, i serpenti e i calamari. Ciò che ha distinto gli uni dagli altri è stata l’evoluzione, che li ha condotti fino ai giorni nostri ed eguagliati solo dall’uomo.

Le prime a sviluppare le ali, trasformandole in motore esistenziale, sono state le api ben 320 milioni di anni fa. Seguite dai primi vertebrati – gli pterosauri – circa 230 milioni di anni fa, quindi i pipistrelli come primi mammiferi con le ali, sviluppate circa 50 milioni di anni fa. Ma a sorpresa, 10 milioni prima degli Pterosauri, alcuni pesci possedevano delle ali particolari che consentivano loro di scivolare sulla superficie dell’acqua e delle onde. Non erano veri e propri arti con le piume, ma una forma allungata e particolare di pinne, che garantiva loro di viaggiare fuori dall’acqua anche per decine di metri. Dai fossili è emerso questa loro particolarità, tuttavia il gruppo di appartenenza è ormai estinto: il thoracopterids. La modifica successiva del cranio, del corpo e delle pinne ha spinto verso l’evoluzione di questi animali, fino agli esemplari giunti a noi appartenenti alla stessa famiglia degli exocoetids.

Rettili, calamari e piante volanti

Secondo alcuni studi, il primo rettile pratico di volo fu il Coelurosauravus, un animale di 40 cm di lunghezza vissuto circa 255 milioni di anni fa. Dai fossili è emerso come presentasse una costituzione ossea particolare in grado di sorreggere una membrana necessaria per il volo, tipo una vela o un aliante. Un sistema a propulsione invece ha caratterizzato il movimento e il volo dei calamari, in grado di gettarli al di fuori dall’acqua. Proseguendo nell’accelerazione anche in aria, con il supporto dei tentacoli che favoriscono lo spostamento. Questa pratica avviene solo durante la notte, garantendo migrazioni più rapide e veloci.

Gli studi effettuati su fossili e reperti hanno individuato anche molte piante in grado di volare, o meglio i loro semi. Milioni di anni fa, molte piante potevano affidare la loro diffusione e crescita alla capacità dei semi di volare e spostarsi, grazie alla presenza di due piccole escrescenze pari a ali. Molti di questi possedevano un movimento simile a quello di un elicottero, che favoriva lo spostamento verso spazi più lontani. I semi delle conifere conservano ancora una predisposizione simile, ma anche quelli degli abeti. L’evoluzione ha quindi inciso sullo sviluppo o la perdita di questa caratteristica, poi divenuta parte essenziale della vita degli uccelli. Tra tutte le forme di vita in grado di volare è bene segnalare anche i precursori dello spostamento attraverso l’aria: i batteri. Privi ovviamente di ali, sono forse i primi a sfruttare le brezze e le folate d’aria, per muoversi nell’atmosfera. La loro è stata una presenza importantissima, perché in grado di aiutare nella formazione delle nubi e probabilmente condizionare il clima dell’epoca.

16 marzo 2015
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