La rete è il regno dei cuccioli e degli animali adorabili: certamente su tutti primeggiano i gattini, con la loro aura tenera, soffice e giocosa. La curiosità umana non si ferma unicamente agli animali esteticamente più carini, ma si spinge verso realtà meno accattivanti e affettuose. La particolarità è legata ad alcuni dettagli che la mente trova intriganti, stimolando l’emotività legata alla protezione e alla cura. Come hanno evidenziato molti studi, il cervello registra la grandezza degli occhi, della testa e la morbidezza del manto. Per questo coniglietti, gattini, cuccioli e cagnolini, ma anche i panda, risultano interessanti allo sguardo. Questi esemplari riescono a stimolare, all’interno della psiche umana, un istinto naturale che, davanti a un giovanissimo esemplare, spinge verso la difesa, l’attenzione e la protezione. Konrad Lorenz lo aveva identificato come “Baby Schema” o “Kindchenschema”: un insieme di segnali che riconducono all’infanzia, alla necessità di coccole e affetto.

Lo stesso procedimento si verifica anche nei confronti di animali ed esemplari molto differenti da gatti e conigli, molto più pericolosi e temibili oppure solo particolari, ma il cui aspetto fisico trae la mente in inganno. Tra i più simpatici è impossibile non indicare i bradipi, con la loro andatura lenta e goffa, ma anche le rane del deserto, le scimmie nasica, la salamandra Axolotl, il pappagallo Kakapo, il pesce Blobfish e alcuni ragni acrobatici. Ciò che confonde è l’aspetto da cuccioli, che spinge l’osservatore a considerarli delicati, teneri, bisognosi di compagnia. In Giappone questo mix estetico – occhi grandi e aspetto terribile – possiede un proprio termine specifico: “kimo-kawaii”.

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Hiroshi Nittono, direttore del Cognitive Psychophysiology Laboratory alla Hiroshima University, conferma come i giapponesi adorino l’immagine di uno scarafaggio gigante tanto da aver realizzato un peluche vendutissimo. Esiste anche un libro che raccoglie le foto di tutti gli esponenti del kimo-kawaii style, esemplari dalla dubbia bellezza ma che stimolano reazioni di puro amore.

Come suggerisce lo studioso, questi animali, nonostante la loro immagine, solleticano la necessità umana di abbracciare, stringere, accarezzare e coccolare. Un esempio il primate aye-aye – o chiromio – tipico del Madagascar, un esemplare notturno che ricorda vagamente un lemure e un pipistrello. Nonostante le dita lunghe e scheletriche, l’aspetto arruffato e il corpo storto, ispira molta tenerezza grazie ai suoi occhi grandi e delicati.

20 marzo 2017
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