Risale al 2006 la vicenda che ha per protagonista un pensionato di Vigevano, accusato di aver abbandonato i propri animali in stato di denutrizione e scarsa igiene. Il caso era salito agli onori della cronaca qualche anno fa, quando l’uomo aveva deciso di non provvedere ai propri animali perché caduto in una condizione di disgrazia economica. Oggi la legge ha stabilito che l’indigenza non è sufficiente a giustificare quello che a tutti gli effetti è un reato.

Erano addirittura 58 gli animali in stato di malnutrizione e abbandono, tra cui cani, gatti, pappagalli, galline, anatre, capre e pecore. Le loro condizioni furono accertate dalla polizia locale con il coordinamento dell’ASL, a cui è seguito il trasferimento di alcuni esemplari presso strutture d’accoglienza. Molti capi, tuttavia, non sono sopravvissuti alla negligenza alimentare e igienica a cui sono stati sottoposti per molto tempo, forse addirittura mesi e anni.

La sezione penale del Tribunale di Vigevano ha condannato l’uomo per detenzione incompatibile per la natura degli animali (articolo 727 del Codice Penale), mentre la LAV si è costituita parte civile tramite la legale Annalisa Gasparre. Proprio per questo motivo, l’uomo non dovrà solamente corrispondere la sanzione pecuniaria prevista per questa tipologia di reato, ma anche risarcire la parte civile rappresentata dalla LAV, a cui è stata concessa una provvisionale per i danni morali provocati dal fatto. Proprio l’associazione animalista ha così commentato le decisioni della Corte:

«È un buon segnale dei tempi che cambiano e della coscienza vigile, silenziosa, costante e diffusa, offuscata dai clamori delle eccezioni negative, in una società dove si grida sempre allo scandalo laddove la maggioranza delle persone, dei lavoratori e delle istituzioni custodisce ancora frammenti di senso civico».

16 aprile 2012
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