Con l’evoluzione del tessuto sociale e geografico, gli studiosi hanno notato un cambio di atteggiamento tra gli animali selvatici. Un comportamento costante e continuativo che, con gli anni, ha cambiato la rotta nelle abitudini degli esemplari selvatici. Moltissime specie hanno preferito o preferiscono avventurarsi nelle città, abbandonando lentamente la vita in natura. Una scelta imposta dalla continua cementificazione e dall’ingerenza umana nel loro habitat di origine, spingendole a colonizzare zone limitrofe e meno affollate delle città. Comunque diverse cittadine o metropoli possono vantare presenze importanti di fauna selvatica, solitamente impegnata nella ricerca di cibo e di protezione.

E così volpi, piccioni e falchi hanno preso possesso delle aree urbane alla ricerca di nutrimento e, nel caso dei volatili, anche colonizzando le parti più alte per nidificare. I cinghiali raggiungono gli spazi abitati alla ricerca di avanzi e immondizia, i lupi hanno trasformato le parti più verdi della Germania nella loro dimora. Ma anche New York può vantare la presenza di falchi, volpi, scoiattoli, come Londra e Nara in Giappone, dove i cervi selvatici sono di casa.

=> Scopri quali sono gli animali selvatici in giardino


A Los Angeles i leoni di montagna vivono serenamente nelle zone periferiche, mentre i leopardi frequentano tranquillamente le aree più popolate di Mumbai. Una spiegazione a questo spostamento verso le città è dato dalla necessità di trovare un posto sicuro, un ambiente che li renda meno esposti alla predazione. E complice l’urbanizzazione, il restringimento degli spazi naturali li rende più fragili e indifesi agli occhi dei predatori.

=> Scopri gli animali in città


Guillaume Chapron, ricercatore alla Swedish University of Agricultural Sciences, conferma come anche nell’antichità gli animali abbiano sempre fatto parte del tessuto urbano. Ad esempio, in Egitto uccelli e mammiferi avevano adeguato le loro necessità intorno alle costruzioni e alla presenza dell’uomo. Ma è certo, ribadisce lo studioso, che l’uomo da tempo si sta appropriando degli spazi della natura centimetro dopo centimetro. Questo ha spinto gli animali ad adeguarsi a nuovi spazi e confini, magari facendo proprie aree ormai in disuso. È assodato che la presenza in città renda più facile la fase della ricerca del pasto, in alcuni casi svolgendo un lavoro ecologicamente accettato. Ad esempio ad Harar, in Etiopia, le iene si muovono dopo il tramonto eliminando i rifiuti per strada. Esattamente come gli avvoltoi in India, presenti dove avanzi e immondizia abbondano.

Conseguenze e benefici

Gli esemplari presenti all’interno delle aree urbane hanno imparato a convivere con l’uomo, coordinando le abitudini senza che la predominanza dello stesso incida sulla loro necessità di un’esistenza riservata. Per questo, ad esempio, le volpi si aggirano per la città di Londra in orari più tranquilli e mascherate dal buio della notte. Questa condizione permette alle nuove generazioni di entrare in contatto con la natura, con una maggiore consapevolezza e rispetto. Una convivenza pacifica e possibilmente più etica. Ma, al contempo, l’estrema urbanizzazione di quello che era un tempo uno spazio naturale incide sulla sopravvivenza delle specie più delicate. Molti gli esemplari intrappolati in aree verdi delimitate da zone trafficate, spesso inquinate e quindi letali per gli animali più fragili come api e farfalle. Inoltre la presenza di alcuni animali, come ad esempio cervi e cinghiali, può rivelarsi pericolosa dal punto di vista della circolazione e del traffico.

29 maggio 2017
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento