Secondo alcuni recenti studi, il numero degli animali selvatici è destinato a scendere drasticamente: quasi due terzi potrebbero estinguersi entro il 2020. Il rapporto redatto dal WWF e dalla Zoological Society of London parlerebbe di percentuali altissime: il 67% degli esemplari a piede libero potrebbe scomparire per sempre. Dalla ricerca emergerebbe che, come spesso accade, la responsabilità sarebbe da imputare alla presenza e alle azioni dell’uomo. Inquinamento, caccia e bracconaggio, ma anche distruzione dell’habitat in favore di costruzioni e coltivazioni: le cause principali della sparizione di molte specie. Questo particolare periodo storico, che vede primeggiare l’ingerenza umana, è stato definito Antropocene. A coniare il termine negli anni ottanta il biologo Eugene Stoermer che, così, ha identificato un periodo preciso durante il quale la presenza umana è responsabile dei cambi climatici e della fisionomia del pianeta. Marco Lambertini, direttore generale del WWF, ha specificato:

La ricchezza e la diversità della vita sulla Terra sono fondamentali per i complessi sistemi di vita che ne determinano la sua base. La vita sostiene la vita stessa e noi siamo parte della stessa equazione. Perdere la biodiversità e la natura, come li conosciamo oggi, favorirà il collasso della terra.

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Natura e umanità sono connesse: l’uomo deve puntare a una condizione esistenziale ottimale che implica acqua e aria pulite. Se questo equilibrio si spezza, l’essere umano non potrà ottenere la serenità e la felicità tanto ambita, ma la sua azione lederà l’ambiente circostante e se stesso. A oggi solo il 15% della natura si può definire incontaminata e non ancora inquinata dalla presenza umana, un dato davvero sconfortante perché molte specie hanno già varcato la soglia dell’estinzione. L’inquinamento sta decimando le riserve ittiche presenti, ma anche una pesca poco etica e indiscriminata sono responsabili. Laghi e fiumi sono i più colpiti, dove l’habitat originale è ormai seriamente compromesso. Gli scienziati sottolineano che una maggiore presenza umana, a fronte di risorse sempre più limitate, potrebbe portare a veri e propri scontri con relative competizioni per la sopravvivenza.

Soluzioni

Nonostante la tendenza negativa, molte specie hanno segnato una piccola ripresa, grazie anche ai validi programmi di protezione messi in atto per salvaguardare gli esemplari più delicati. Tigri e panda hanno ripreso lentamente il cammino verso la salvezza, mentre in Europa sono in corso azioni decisive atte a proteggere alcuni habitat e a evitare la pratica della caccia. Con programmi di controllo attivi per impedire il commercio clandestino degli esemplari maggiormente in pericolo, come ad esempio i pangolini oppure il legno palissandro eccessivamente commercializzato. Un consumo etico e più consapevole delle risorse potrebbe favorire un maggiore equilibrio generale, con minori perdite e una ridistribuzione equa delle risorse. Come sottolineano gli studiosi è importante agire, sia dal punto di vista politico che singolarmente, con scelte atte a salvaguardare il benessere del mondo che ci ospita.

3 novembre 2016
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