Torna alla ribalta la polemica degli animaletti rinchiusi nei portachiavi, moda cinese salita agli onori di cronaca lo scorso anno. È il The Examiner a rinverdire lo sdegno, a circa 12 mesi dall’apparizione in Rete delle prime immagini trapelate dalla lontana Asia. Un trend che pare non conoscere freno, nonostante una petizione ne abbia richiesto la moratoria internazionale.

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Dalle parti della Cina i venditori ambulanti hanno trovato una nuova strategia per i maniaci dello shopping da strada: pesci rossi, tartarughe e gechi rinchiusi in sacchetti di plastica sigillati, utilizzati come portachiavi o piccoli monili. Animali tutti destinati a morte certa, sia per la mancanza di aria che di sostanze nutritive.

Venduti per poco più di un dollaro americano, la sopravvivenza di questi animali è garantita per pochissime ore, nonostante i commercianti parlino di “straordinarie sostanze nutritive” contenute nell’acqua della loro trappola di plastica, che ne garantirebbero sussistenza per svariati mesi. Una tortura e una morte violenta, quasi sempre causata da asfissia.

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Nonostante la Cina abbia promulgato recentemente delle leggi per la salvaguardia degli animali selvatici, i piccoli protagonisti di questa moda non rientrano negli ambiti d’applicazione delle norme. E così gli ambulanti di giorno in giorno ne rinchiudono a centinaia, pronti a venderli ai lati delle strade e a gettarli in cestini e cassonetti sopraggiunta la morte. Diverse organizzazioni animaliste locali hanno protestato contro questa barbarie, chiedendo alle autorità il ban definitivo della vendita, ma nulla è stato ancora ottenuto. Nel frattempo, sono molti i volontari che si propongono di acquistare grandi quantitativi di questi “gadget viventi”, per liberare gli animali dalla loro prigionia e restituirli al loro habitat naturale.

19 marzo 2013
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Lorena Gatto, martedì 7 maggio 2013 alle15:57 ha scritto: rispondi »

Sti cinesi hanno rotto...

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