Una vita da reclusi come semplici attrazioni e oggetti, questo il destino crudele a cui devono sottostare un gruppo di animali di provenienza selvatica. Gli esemplari sono ospiti del grande magazzino Pata, in un sobborgo di Bangkok in Thailandia. Al piano terra è possibile accedere alla zona profumi e cosmetici quindi agli abiti da donna, al primo ammirare l’abbigliamento maschile, quindi si prosegue con i giocattoli e gli elettrodomestici al terzo piano. Ma giungendo al sesto e settimo piano ci si imbatte in uno spazio del tutto innaturale, uno zoo al limite dell’abuso e della violenza, con animali vivi costretti in gabbie piccole e fatiscenti.

L’indagine del Mirror ha catalizzato l’attenzione nei confronti del luogo di costrizione, dove gli esemplari vivono in cattività da molti anni. La temperatura esterna è molto elevata, per molti di loro il refrigerio è solo un miraggio legato alla presenza di pezzi di ghiaccio gettati all’interno delle gabbie. Inoltre l’inquinamento e il traffico che riecheggia dalle strade è davvero pericoloso, tanto da costringere i venditori ambulanti all’utilizzo di mascherine. Una violenza fisica e psicologica molto forte.

Tra gli ospiti dello zoo c’è Bua Noi, vittima della reclusione da 27 lunghissimi anni. Il gorilla femmina, dall’aria mansueta e rassegnata, vive sola con il suo piccolo all’interno di una gabbia con pareti in vetro. Risponde ai comandi come un animale domestico, senza nessun tipo di stimolo o interazione. Acquistata in Germania ha vissuto per anni con un compagno, ma dalla sua morte nel 2000 è rimasta sola con il piccolo a fissare il vuoto. Non è la sola a vivere in una condizione di disagio, lo zoo contempla la presenza di un pinguino costretto in uno spazio angusto con una pozza d’acqua per piscina. Un condizionatore dovrebbe garantirgli del refrigerio, ma non può nulla contro le temperature torride della Thailandia. L’animale si muove in modo nervoso scuotendo corpo e testa, mostrando uno stato di stress molto elevato.

Ghepardi e pantere le une accanto agli altri, orsi asiatici privi di vitalità, tartarughe giganti immobili, oranghi silenziosi che fissano i visitatori. All’interno dello zoo colpisce l’assenza di suoni, un silenzio intervallato dal chiacchiericcio dei visitatori e dei getti d’acqua spruzzati nei box per rinfrescare la pavimentazione di cemento, ma che finiscono per terrorizzare gli animali. Nonostante Kanit Sermsirimongkhon, direttore della struttura, sostenga che lo zoo sia in regola e con le licenze necessarie, l’evidenza dei fatti ha smosso associazioni e animalisti. La PETA ha lanciato una petizione per strappare Bua Noi alla reclusione: sono già più di 40.000 le firme dei sostenitori.

8 ottobre 2014
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I vostri commenti
adriana, venerdì 10 ottobre 2014 alle20:15 ha scritto: rispondi »

Il sud est del pianeta va rivoltato da cima a fondo... Questi orrori sono normali per queste popolazioni incoscienti

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