Secondo uno studio condotto dall’etologo svedese Johan Lind, la media della memoria a breve termine degli animali è 27 secondi, ciò che è emerso dopo l’analisi di ventisette specie differenti. Secondo lo studioso i cani, in particolare, dimenticherebbero un evento in soli due minuti, a seguire gli scimpanzé a cui possono bastare 20 secondi per rimuovere tutto dalla loro memoria a breve termine. Le vere smemorate del regno animale sarebbero invece le api. Ciò che sorprende in realtà è la scarsa memoria dei nostri parenti più prossimi, i primati, incapaci di conservare un ricordo se non per necessità di sopravvivenza. Secondo Lind, la possibilità di memorizzare umana si sarebbe sviluppata proprio dopo l’evoluzione dall’ultimo antenato scimmia a uomo, ovvero sei milioni di anni fa.

I soggetti sottoposti a un test mnemonico per il riconoscimento di uno stimolo visivo come un cerchio rosso, tenderebbero a rimuovere il ricordo dopo poco tempo. Anche l’associazione dello stesso con altri simboli in concomitanza di un premio alimentare, non sortirebbe risultati duraturi. Esperimento che invece si concluderebbe in modo positivo per l’uomo, anche a distanza di 48 ore. Ciò che permetterebbe la sopravvivenza del ricordo risiederebbe nella memoria episodica, in grado ci conservare eventi e situazioni anche per un tempo lungo. Nell’uomo questo genere di memoria riveste un ruolo importante, è quella che consente di ricordare date, situazioni e scadenze da portare a termine.

La memoria associativa degli animali

La memoria episodica non sempre rientra nel vissuto degli animali, alcuni esemplari si basano sulla memoria associativa che permette loro di prolungare il ricordo. È il caso degli elefanti, oppure il gatto che ricorda la visita dal veterinario e l’associa al trasportino, gli uccelli che volano per diversi chilometri per nidificate nello stesso spazio e luogo. Sono momenti, ricordi che gli animali possono rammentare per tutta la vita perché associati a eventi importanti. Spesso sono definiti informazioni biologicamente rilevanti, quelle preponderanti sono le associazioni legate al cibo e quindi alla sopravvivenza. La ghiandaia occidentale potrebbe essere un esempio di memoria episodica, perché è in grado di rammentare i luoghi dove nasconde il cibo. Eppure anche lei, dopo trenta secondi, rimuove ogni ricordo dalla mente.

Questa differente capacità consente all’uomo di condividere solo alcune capacità cognitive con gli animali. Questo il pensiero di Gema Martin-Ordas dell’istituto di neuroscienze della Newcastle University:

Lo studio della memoria episodica è cruciale, perché la possibilità che altri animali possano attingere a ricordi del proprio passato personale come fanno gli esseri umani è ancora oggetto di dibattito. Ma potrebbe essere troppo presto per sostenere che gli esseri umani siano gli unici in grado di andare avanti e indietro nel tempo con la mente.

Esistono comunque alcune scimmie antropomorfe che invece possono ricordare avvenimenti per anni, particolarità che condividono con i ratti da laboratorio. Ma lo studio è ancora in corso e determinare come l’uomo sia l’unico a possedere questo genere di predisposizione è del tutto inesatto. Al contempo non è corretto estendere questa particolare peculiarità a tutti i primati che, nei confronti dei ricordi, reagiscono in modo differente come mostrato dagli studi.

31 marzo 2016
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