Animali impollinatori a rischio estinzione

Una terribile problematica sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza delle coltivazioni, della natura stessa ma anche del sostentamento umano. Sempre più animali e insetti specializzati nell’impollinazione sono a rischio estinzione. L’allarme è da tempo al centro di discussioni e campagne informative: scienziati e studiosi puntano l’attenzione su questa emergenza crescente. Ultima in ordine di arrivo la rivista Nature, che ne ha rimarcato la pericolosità attraverso le parole di Simon Potts, dell’Università inglese di Readings, in tandem con un gruppo di colleghi internazionali. La pericolosità data dalla sparizione di questi esemplari così fondamentali, senza un vero programma di prevenzione, potrebbe diventare ben presto un pericolo.

L’impollinazione è alla base della nascita e della ricrescita stagionale, può avvenire attraverso l’azione del vento ma anche dell’acqua. Ma i veri artefici di questo lavoro importante sono gli animali impollinatori, in particolare gli insetti come api, farfalle, mosche, falene, vespe e coleotteri. Il trasferimento del polline da fiore a fiore garantisce la sopravvivenza di molte piante e fiori utili per l’ecosistema e l’ambiente. Anche altri animali svolgono questo compito vitale, come ad esempio lucertole, uccelli, pipistrelli e altri mammiferi, che trasportano il prezioso elemento.

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Di sicuro le api sono gli insetti più laboriosi e indispensabili perché questo procedimento abbia vita: a loro il dovere di impollinare il 90% delle 107 coltivazioni fondamentali per la vita e l’alimentazione umana. Esistono cinque problematiche che incidono sulla sopravvivenza di questi laboriosi insetti, come sostiene il team di studiosi che collabora con Simon Potts, primo tra tutti la modifica di utilizzo del suolo e un suo eccessivo sfruttamento. Ma anche il cambio del clima, la presenza di organismi patogeni invalidanti come funghi, batterie e virus, l’esistenza di specie non autoctone e quindi considerate aliene, fino all’eccessivo impiego di pesticidi. Mentre recentemente alcuni studiosi si sono soffermati sui rischi derivati dalla gestione delle coltivazioni geneticamente modificate, e il loro impatto su questi esemplari. Con il tempo le risorse derivate da questo processo potrebbero drasticamente diminuire, con conseguenze drammatiche. Per arginare la situazione è importante investire nella tutela e protezione degli habitat degli impollinatori, quindi una riduzione dell’utilizzo di sostante tossiche per una produzione più naturale e sana. Fino alla realizzazione di aree predisposte alla nascita e crescita di fiori, utili per il loro benessere e sostentamento.

15 dicembre 2016
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