Il cambiamento climatico mette a rischio la sopravvivenza degli animali e, con essa, la normale sussistenza dell’uomo. È partita da questo assunto una singolare ricerca dell’Università del Delaware, oggi ancora in corso, con uno studio estensivo in Africa per trovare delle galline dai poteri davvero super. L’obiettivo? Saper sopravvivere all’innalzamento delle temperature.

Si chiama “food-science” e l’obiettivo primario è quello di elaborare, tramite speciali incroci o l’impiego della tecnologia genetica, delle specialità di animali d’allevamento resistenti al global warming. L’intento nasce dalla necessità di correre ai ripari, considerato come le politiche per la riduzione delle emissioni di gas nocivi – tra cui, appunto, il taglio della produzione di pollame e altra carne – non stiano sortendo gli effetti sperati. Che fare, allora, per garantire la sopravvivenza dell’uomo e delle altre specie animali se governi e popolazioni non si convincono ad abbracciare regimi alimentari maggiormente eco-compatibili, come le diete vegane e vegetariane?

L’aumento della temperatura mondiale è un serio problema per gli animali d’allevamento. Basta un innalzamento continuato nel tempo di 2-5 gradi, ad esempio, per modificare il metabolismo di tacchini e galline, tanto da alterare le reazioni chimiche del corpo e rendere carne e uova praticamente immangiabili. Gale Strasburg, docente di scienze alimentari e nutrizione umana alla Michigan State University, ha condotto degli esperimenti in questo senso: dopo aver installato delle lampade di calore in piccoli allevamenti di polli e tacchini, ha notato delle alterazioni a soli due giorni dall’esposizione. Si ha un numero maggiore di decessi rispetto alla norma, ad esempio, e le femmine depongono in anticipo le uova, prima ancora che siano completamente formate o – in caso di riproduzione – correttamente fecondate.

Nonostante crediamo si debba conservare le risorse e accentuare l’enfasi sull’alimentazione vegetale, la realtà con cui ci troviamo a fare i conti è un aumento globale della richiesta di carne. Ci sarà sempre una maggiore pressione per produrla tramite modalità sostenibili e di qualità elevata.

Con una popolazione mondiale pronta a toccare la punta di 9 miliardi di persone entro il 2050, come rispondere a questo proposito? La soluzione potrebbe essere la bioingegneria animale, un orientamento supportato anche dalle fondazioni ambientaliste guidate da Bill Gates, la mente storica di Microsoft:

Non c’è modo di produrre abbastanza carne per 9 miliardi di persone. Ma non possiamo chiedere a chiunque di diventare vegetariano. Abbiamo bisogno di più opzioni per produrre carne senza sprecare le nostre risorse.

Al momento, gli allevamenti per la produzione di carne sono responsabili dell’emissione in atmosfera di quantità di C02 e altri inquinanti pari all’intero traffico di vetture mondiali, oltre a essere una delle principali cause della deforestazione in Amazzonia.

5 maggio 2014
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 6 maggio 2014 alle14:04 ha scritto: rispondi »

Ma perchè nessuno pensa invece a mantenere stabile la popolazione mondiale, azione che risolverebbe tutti i nostri problemi. Ma l'ntelletto e il buon senso umano si è forse perduto definitivamente ? Temo proprio di si.

Lascia un commento