I cambiamenti climatici causati anche dal surriscaldamento globale stanno agendo negativamente sulla sopravvivenza dell’uomo sulla Terra, ma soprattutto sulle specie esistenti che popolano il pianeta da millenni. Alcune di queste stanno seriamente incidendo sulle abitudini di molti esemplari, in particolare stravolgendo territori, habitat e la possibilità di crescita dei cibi di cui nutrono. Secondo gli studi condotti dalla Intergovernmental Panel on Climate Change, un terzo delle specie animali presenti potrebbe sparire per sempre.

Il global warming sta restringendo gli habitat a disposizione, quindi assottigliando il confine tra le realtà urbane e la natura. Questa è una problematica molto seria, perché l’ingerenza dell’uomo condiziona abitudini e tempistiche differenti da quelle delle città. Le prede così iniziano a scarseggiare rendendo complessa la vita degli animali, costretti spesso a rovistare nella spazzatura dei centri abitati. Come accade ad esempio alle volpi che, impavide, si avvicinano alle case alla ricerca di sostentamento. Ma esistono 10 specie che rischiano l’estinzione più di tutte e che, se l’uomo non dovesse porre fine alla sua arroganza, potrebbero sparire nel nulla.

Mammiferi a rischio estinzione

Tra i mammiferi colpiti dal surriscaldamento globale spicca il leopardo delle nevi vittima anche del bracconaggio, che vede il suo ecosistema subire mutamenti radicali con la diminuzione di prede e cibo disponibili. Per questo motivo, questo animale così solitario abbandona la sicurezza delle montagne per spingersi a valle per attaccare fattorie e bestiame con la conseguente reazione degli allevatori. Le stime riducono a 4000/6500 gli esemplari ancora in vita. Anche il pika rischia la sparizione: il piccolo roditore americano si è spinto verso le montagne per impedire che il caldo incida sulla sua esistenza. Una temperatura superiore ai 25° potrebbe ucciderlo.

La tanto amata renna subisce lo stravolgimento climatico delle zone artiche, che cede il passo a temperature più miti e non adatte al suo benessere. Inoltre le precipitazioni piovose piuttosto anomale per la calotta artica si sono trasformate in una patina di ghiaccio spessa, che impedisce di recuperare muschi e licheni che fanno parte della loro dieta. Anche gli orsi polari sono vittime indifese dello scioglimento dei ghiacci, che ne pregiudica la possibilità di sopravvivenza e di caccia costringendoli a una morte lenta per fame. Secondo gli studi la sua presenza subirà una diminuzione pari al 30% nei prossimi 40 anni. Per quanto riguarda i koala la responsabilità è da imputare alla CO2 che agisce negativamente sulla crescita dell’ eucalipto, fornendo piante dalle foglie meno nutrienti. Questi marsupiali risultano quindi malnutriti e assetati, quindi disidratati.

Uccelli, pesci e insetti

Nelle zone artiche un’altro esemplare rischia la vita ed è il pinguino con una diminuzione degli esemplari pari al 19%, lo scioglimento dei ghiacci incide come per l’orso e le renne ovvero diminuendo la possibilità di trovare cibo. Ma anche la necessità di riprodursi e covare solo sugli strati di ghiaccio. Al suo fianco nella lista degli esemplari a rischio troviamo la pulcinella di mare che, a causa del surriscaldamento marino, vede branchi interi di pesci migrare lontano dal suo territorio di vita e azione. Lo stesso merluzzo vive in zone fredde e l’aumento delle temperature delle acque marine agisce sul suo ciclo biologico, quindi sulla presenza di cibo.

La tartaruga marina, già a rischio sopravvivenza per la tipologia di pesca e per la presenza dei rifiuti nell’oceano, con l’aumento del livello del mare trova sempre meno spazi dove riprodursi. Ovvero le spiagge inghiottite dall’acqua, ma anche sabbia più calda che può incidere sulla vita delle uova. Fino ai coralli in via di estinzione, cibo primario di questi piccoli rettili. Anche gli insetti subiscono il global warming, a partire dalle api sempre al centro di dibattiti e ricerche. Mentre molti coleotteri trovano vantaggio da questa situazione, riproducendosi a dismisura attaccando le foreste e sviluppando la diffusione dei funghi.

11 dicembre 2015
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