Il ritrovamento di un boa nella Val d’Ega, vicino a Bolzano, è solo l’ultimo di una lunga serie caratterizzata dall’abbandono di molte specie definite esotiche. Spesso sono animali non comuni per il nostro ambiente, che si ritrovano a vagare spersi per campagne e fiumi del territorio italiano.

Se l’amore per un animale esotico un tempo era contrastato e reso difficoltoso dalla burocrazia, ora appare tutto più veloce grazie agli acquisti tramite Internet. Come afferma il veterinario Giovanni Lorenzi, a capo della struttura della Sill che si occupa del salvataggio degli animali abbandonati, recuperare un animale esotico:

«Oggi è facilissimo tramite Internet si riesce ad acquistare praticamente ogni tipo di specie di animale, ma proliferano anche le fiere specializzate, in Alto Adige ce ne sono diverse, in cui si può acquistare un boa o un altro rettile di latitudini ben più a sud. Il problema nasce quando il proprietario compera l’animale sull’onda della moda o per il capriccio di un momento, senza rendersi conto di quante responsabilità comporta un animale del genere dentro casa».

Non essendoci un’anagrafe per questa categoria, spesso l’animale esotico vive nell’ombra grazie alla quale risulta facile l’abbandono. Capita che molti di loro prendano la via della fuga, magari spaesati da un ambiente diverso e da un clima più rigido. Ma la percentuale maggiore dei ritrovamenti è da imputare ad abbandoni senza ritegno.

«Negli ultimi due anni abbiamo registrato una trentina di casi di questo genere, tra serpenti, iguane, gechi giganti e altri rettili, e purtroppo avere la percezione reale del fenomeno è difficile perché non esiste un vero e proprio censimento».

La presenza massiccia di specie non autoctone pregiudica l’ecosistema nel quale si vanno ad insediare, come dimostrato dal numero crescente di tartarughe abbandonate nei laghetti. Colpevoli della distruzione della flora locale e della modifica della natura.

19 settembre 2012
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