Non solo bracconaggio e caccia di frodo, gli animali esotici sono sempre più minacciati da una pratica in crescita: la cattura e la vendita illegale come esemplari domestici. Scimmie, oranghi, lemuri, ma anche tigri e tutti i grandi felini: aumenta la richiesta di esemplari dalle caratteristiche incompatibili con la vita fianco fianco all’uomo, soprattutto sul mercato asiatico. Un fatto che sta già portando ai primi effetti sugli ecosistemi, ad esempio con un calo rilevante degli scimpanzé selvatici in Benin. È quanto rivela un’inchiesta pubblicata sulle pagine online di Aljazeera.

Le richieste di mercato sono soprattutto rivolte ai primati – come scimpanzé, gorilla e orango – sottratti dalle loro foreste d’origine per essere venduti a facoltosi acquirenti in Asia, negli Stati Uniti e in alcune nazioni africane, come la Nigeria. Abbinato al problema della crescente deforestazione, la sottrazione della fauna locale sta mettendo a rischio gli ecosistemi africani, tanto che la Great Apes Survival Partnership ha lanciato un grido d’allarme:

Il commercio di primati vivi è particolarmente in crescita. Vi sono diverse persone ultimamente, come in Kuwait e in Qatar, che desiderano accudire un piccolo scimpanzé o un cucciolo di gorilla nei loro giardini. Ciò contribuisce al loro status. In Cina, invece, la domanda arriva soprattutto dagli zoo e dai parchi safari. Per sottrarre un cucciolo di scimpanzé dalla vita selvatica, diversi adulti devono essere uccisi. In media, per ogni cucciolo sottratto muoiono 10 adulti.

L’interesse verso le specie animali selvatiche è notevolmente cresciuto negli ultimi anni, data la crescita dell’ecoturismo. Parsi come il Rwanda, un luogo privilegiato per i gorilla, riescono a raccogliere oltre 300 milioni di dollari l’anno dall’ecoturismo, del denaro che beneficia l’intera comunità. Considerato come questo mercato sia fiorente, le organizzazioni illegali hanno deciso di approfittarne: anziché incentivare l’arrivo di turisti per percorsi organizzati e compatibili con la tranquillità di questi animali, si preferisce portare gli esemplari altrove, così da soddisfare clienti alto-spendenti pronti a ricreare un pezzo di Africa nel loro giardino.

Si stima che nel 2013 ben 3.000 primati siano stati illegalmente sottratti dai loro habitat, un fatto che ha comportato la morte di altrettanti 30.000 esemplari. Di questi, il 70% è composto da orango, una delle specie più colpita da questo fenomeno, venduti a circa 40-50.000 dollari l’uno. Ma che fare per limitare il commercio illegale, così come anche il bracconaggio di specie a rischio? L’intervento legale non è sufficiente, poiché ha già dimostrato di non avere un forte effetto deterrente. Serve un cambiamento di mentalità a livello globale, così come ha ricordato Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente:

Cambieremo solo se riusciremo a convincere l’intero mondo. Questa non è solo una risposta politica e legale. È la necessità che il mondo si unisca su un problema che parla a ogni singola persona di questo pianeta.

26 maggio 2016
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