Animali e vivisezione: il 60% scompare nel nulla

Un dato allarmante quello che coinvolge gli animali destinati al laboratorio e alla vivisezione: circa il 60% di essi sparisce nel nulla. A lanciare l’allarme è David Zanforlini, in veste di difensore per Legambiente, avvocato già noto per la causa di Green Hill.

Secondo alcuni dati sono circa 600 gli animali che ogni anno perderebbero la vita. A destare il sospetto sono le cifre dichiarate dai centri dediti alla sperimentazione e la reale presenza degli animali nei centri custodia post laboratorio. Il numero di esseri in vita calerebbe drasticamente e solo il 7% tra scimmie, cani e gatti approderebbe alla riabilitazione.

>>Leggi dei gatti e della vivisezione

Secondo la legge 116 del ’92 che disciplinerebbe la sperimentazione, incentrata sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali, l’art. 6 prevede il recupero della cavia alla fine dei test. L’animale ancora in vita potrebbe ricevere un trattamento di recupero direttamente presso il laboratorio di ricerca, oppure verrebbe trasferito in uno stabilimento di custodia o rifugio. Esiste quindi un registro ufficiale delle presenze, con relativa specie di appartenenza, data di arrivo, nascita ed eventuale morte.

>>Guarda i cani di Green Hill

Eppure nel momento delicato della liberazione un buon 60% degli animali sparirebbe nel nulla, un numero spaventoso di assenze mai dichiarate. Nonostante da tempo fosse stato interpellato anche il Ministero della Salute, con una richiesta ufficiale di cifre inerenti il reale utilizzo, numero dei decessi e delle cavie trasferite, non vi è mai stata una risposta specifica e chiara. Ora l’avvocato David Zanforlini si è fatto carico della causa e ha interpellato nuovamente il Consiglio nazionale delle ricerche.

Rivolgendosi direttamente al presidente Luigi Nicolais, attraverso una lettera:

«Dalle indagini svolte da Legambiente e incrociate con alcuni dati non ufficiali inerenti la presenza di alcuni primati non umani, cani e gatti, in alcuni centri di ricerca italiani, nonché dei dati circa la loro soppressione o affidamento ad altre strutture al termine degli esperimenti, si evidenzia una potenziale discrasia fra il numero degli animali dichiarati in vita dai centri di ricerca alla fine degli esperimenti e quelli invece affidati gli istituti di custodia. Se così fosse si potrebbe configurare il reato previsto dall’art. 544 bis del codice penale».

Ovvero l’uccisione di animali.

26 febbraio 2013
I vostri commenti
Francesca De Matteis, martedì 7 maggio 2013 alle15:56 ha scritto: rispondi »

600 animali all'anno? immagino che sia un errore di battitura

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