Per molti proprietari di animali domestici, la presenza di cani o gatti in casa è pari all’accudimento di un bambino. Ma quel che sembra un dato di fatto per le migliaia di persone che hanno deciso di condividere parte della loro esistenza con un quadrupede, trova ora conferma nella scienza: il cervello umano percepirebbe amici a quattro zampe e bimbi nello stesso modo.

È quando svela uno studio condotto presso il Massachusetts General Hospital e pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE: grazie alla diagnostica per immagini, si è scoperto come le relazioni genitoriali e quelle con gli animali domestici attivino le medesime aree del cervello.

La ricerca ha sottoposto a varie analisi, tra cui il ricorso alla risonanza magnetica, un gruppo di donne. Durante l’esperimento, sono state loro mostrare le immagini dei loro figli e dei loro animali domestici, poi bilanciate per controprova da altre fotografie di bambini e animali sconosciuti, nonché di oggetti neutri. È così chiaramente emerso come sia il cane che il gatto riescano a stimolare quelle aree del cervello che si attivano quando si provano emozioni come l’affetto, l’orgoglio e la cura del prossimo. In altre parole, per il cervello umano non vi sarebbe sostanziale differenza tra un figlio e un amico a quattro zampe. Di controprova a quanto di scoperto, il fatto che gli scatti non familiari non abbiano sortito la stessa attivazione cognitiva.

Vi è una rete comune di regioni del cervello coinvolte nell’emozione, nella ricompensa, nell’affetto, nel riconoscimento sociale, quando una madre vede immagini sia dei propri figli che del suo cane. Le fotografie sconosciute non sortiscono lo stesso effetto.

In particolare, pare che le aree del cervello deputate al riconoscimento degli stimoli visuali siano le più coinvolte, forse per la modalità di comunicazione che si instaura con gli animali: non essendoci un’interazione vocale a doppio senso, è il riconoscimento dei volti e dei musi a dominare le emozioni. Tali conferme scientifiche non fanno altro che supportare le indagini sociologiche condotte nell’ultimo decennio, dove si è dimostrato come la gran parte dei proprietari consideri gli animali domestici come membri effettivi della famiglia, al pari proprio dei figli.

7 ottobre 2014
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