Gli animali utilizzano molte tecniche per difendersi dagli avversari e dai predatori: tra queste anche il suono, fatto di versi e vocalizzi. Una tecnica che li protegge, magari garantendo il richiamo automatico dei propri simili in difesa. Ad esempio l’imitazione del pianto dei lupi, ma anche quegli animali che sono in grado di replicare i versi dei predatori per spaventare e immobilizzare le femmine giusto il tempo dell’accoppiamento. Alcuni esemplari, in particolare, sono in grado di fare del suono l’arma principale. Fra le tante le falene, animali notturni apparentemente fragili, in grado di emettere suoni simili a percussioni. Le falene tigre possiedono la capacità di produrre ultrasuoni in grado di confondere i pipistrelli, una sequenza continua di “click” che confonde il predatore, allontanandolo.

L’effetto è pari a quello di una lattina schiacciata, un rumore continuo che risulta pari a una copertura sonora contro i predatori. Circa 4.500 scatti al secondo, un vero caos per i pipistrelli, ma che non giunge all’orecchio umano. In altri casi la falena può risultare tossica perché ingorda di piante che contengono sostanze chimiche, quindi il segnale sonoro può risultare come monito per gli stessi cacciatori. Questo tipo di messaggio può risultare facilmente replicabile da simili della stessa specie, che lo utilizzano per difendersi e mimetizzarsi dagli avversari. Infine, alcune tipologie di falena maschio sfruttano e imitano i versi dei pipistrelli per spaventare le femmine, quindi per copulare con loro.

I pipistrelli rientrano nello stesso gruppo degli animali che utilizzano il suono come arma: gli ultrasuoni che emettono risultano utili per individuare le prede, in quanto l’impulso inviato potrebbe rimbalzare su un’oggetto solido, quale appunto una preda. Tuttavia anche tra simili il suono è spesso utilizzato come arma, non solo dalle falene che cercano di confondere il predatore, ma anche tra gli stessi pipistrelli. In questo modo un rumore ingannevole potrebbe frenare un cacciatore rivale, per evitare giunga troppo velocemente sull’obiettivo.

Le scimmie cappuccino sfruttano i rumori per i loro interessi, come sostiene Brandon Wheeler della University of Kent a Canterbury, in Inghilterra. Dopo un’attenta osservazione all’interno di un parco naturale, lo studioso aveva notato come un cesto di banane posto sopra un’altra piattaforma fosse motivo di scontro. Le scimmie più anziane mettevano in atto forme di bullismo nei confronti delle più giovani, per impedire che si rifornissero di cibo. Le giovani, come atto di difesa, replicavano il verso del gatto selvatico o il pianto del lupo, così da intimidire le più anziane mettendole in fuga.

Infine c’è il Dicrurus Vieillot, un uccello passeriforme africano con coda biforcuta, in grado di mettere in atto una strategia simile alle scimmie cappuccine. Questi esemplari spesso vivono in grosse comunità costituite da altre specie di uccelli, dove le prime svolgono il ruolo di guardiane. Gli altri esemplari si occupano di trovare il cibo e creare nidi ospitali per tutti. Questa sorta di ruolo da security permette al Dicrurus Vieillot di ottenere fiducia da parte di molte specie affini, ma anche di ingannarle simulando segnali di allarme fasulli o voci di altri animali, così da rubare le cibarie. Nonostante questo trucchetto alcuni uccelli, come il passero repubblicano, preferiscono affidarsi alla protezione del compare biforcuto. Troppo impegnato a costruire nidi enormi, in grado di ospitare anche 500 uccelli differenti, il passero repubblicano preferisce farsi rubare un po’ di cibo, piuttosto che essere completamente esposto all’azione dei predatori. Una sorta di patto silenzioso che rende felici tutti quanti.

1 dicembre 2014
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