Stabilire quali specie a rischio estinzione abbiano le maggiori possibilità di salvarsi e sacrificare le altre. Questa l’opinione del 60% degli scienziati “conservazionisti”, favorevoli ad una selezione decisa a tavolino per evitare di investire tempo e denaro per iniziative ritenute con scarsa probabilità di successo. A loro si oppone, oltre al restante 40% degli studiosi, anche il WWF, contrario ad abbandonare decine di specie protette al loro destino.

Tigri bianche e tigri di Sumatra sono solo esempi delle specie protette a rischio “estinzione pianificata”. In questa lista a quanto pare potrebbe essere inserito anche il panda, che proprio del WWF è simbolo storico e irrinunciabile. La selezione o “triage” consiste nello stilare, secondo criteri tecnici, una graduatoria delle specie con maggiore possibilità di salvezza e ignorare quelle con valori ritenuti troppo bassi. Stando a quanto riportato dall’Indipendent, che ha pubblicato la ricerca:

I risultati del sondaggio – spiega Murray Rudd, autore dello studio e professore presso la York University – indica che è venuto il momento di lasciarsi alle spalle il tabù sul triage. La sfida ora è quella di capire cosa si può ancora salvare e cosa no. In alcuni casi non abbiamo idea di quali possano essere i costi per la conservazione di una specie in particolare.

Fortemente contrario il WWF che, attraverso il suo presidente onorario Fulco Pratesi, ritiene una soluzione simile improponibile, equivalente al sacrificare il Colosseo per salvare il Duomo di Milano:

E’ uno stupido modo di pensare alle gerarchie – ha osservato Pratesi -. Bisogna salvare ogni cosa. Ogni animale in meno sulla Terra è come levare a un romanzo le virgole o in una frase un punto interrogativo. Tutto va salvato, anche se questo comporta spese. E’ l’unico scopo della sopravvivenza dell’uomo. Distruggere anche le specie in estinzione significherebbe che l’uomo vuole diventare un monumento del deserto, deserto che esso stesso sta provocando.

10 novembre 2011
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