L’incidente nucleare a Chernobyl è ancora ben vivo nella mente di tutti. L’evacuazione di oltre 300.000 persone a seguito della contaminazione nucleare del 1986, le immagini di desolazione e morte apparse su tutti i quotidiani, sono difficili da rimuovere dalla mente. Così come è difficile dimenticare le fotografie dei corpi deformi di molti bambini nati immediatamente nel periodo successivo all’incidente, distrutti dalle radiazioni. E non è stato di certo diverso per gli animali, abbandonati al loro destino. Ma pare che qualcosa stia cambiando.

Lo si apprende dal progetto fotografico di Sergey Gaschak e della biologa Mary Mycio, i quali da anni seguono la natura selvaggia del luogo per capire come si sia adattata al disastro nucleare. E sono lontani i tempi dei pesci a due teste o delle rane transgeniche, la fauna sta recuperando tutto il suo splendore. Tanto che la zona è stata definita dalla fotografa “il più grande santuario animale dell’est Europa”.

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Gaschak per anni ha lavorato grazie a delle macchine fotografiche automatiche, abbinate a sensori rudimentali di movimento. Non potendo esporsi alle radiazioni, è la macchina fotografica stessa a essersi sostituita all’occhio del fotografo. Gli scatti suono spettacolari e promettenti: lupi nel pieno del loro splendore, famiglie di cinghiali per nulla scalfite dal nucleare, la rinascita di una fitta comunità di cervi.

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Certo, dire che il disastro sia ormai superato è un eufemismo, perché le radiazioni sono e continueranno a essere decisamente temibili. Ma qualcosa si è mosso rispetto a 10 o 20 anni fa, quando la fauna locale è apparsa decimata, sofferente, aggravata da patologie spaventose. Insomma, buon ritorno alla vita Chernobyl.

23 gennaio 2013
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