Non si placano le polemiche sulla lana d’angora, il filato creato a partire dal manto dell’omonimo coniglio. A seguito della pubblicazione di un video da parte di PETA, in cui si dimostra a quali torture siano sottoposti gli animali negli allevamenti, sono stati in molti i marchi dell’abbigliamento a sospendere le forniture dalla Cina. Fra i tanti H&M, Tommy Hilfiger e Calvin Klein, ma non Zara e Gap. E sul Web monta la protesta.

I report provenienti dalla Cina sulla produzione del filato d’angora sono drammatici: anziché tosare i conigli – una pratica che, per quanto discutibile, è indolore per gli animali – gli allevamenti strappano il pelo dal corpo dell’animale così da recuperarne l’intera lunghezza. Per farlo, il coniglio viene legato e quindi torturato tra atroci dolori. Terminata l’operazione, viene riposto in gabbia completamente glabro, con ferite aperte su tutto il corpo.

All’emersione del video distribuito da PETA, molte realtà della moda consumer hanno espresso il loro totale disappunto per il comportamento dei fornitori, un fatto di cui pare non fossero a conoscenza. Così H&M, e un nugolo di altri marchi a seguire, ha sospeso le forniture sottolineando come la pratica del “plucking” – questo il termine in gergo tecnico – sia contraria a qualsiasi policy del gruppo.

Il tam tam mediatico sulla vicenda ha acceso i riflettori del Web su tutte le grandi catene mondiali e, a quanto pare, diversi attivisti avrebbero notato capi d’angora ancora in vendita prezzo Zara e Gap. Ne è nata quindi una petizione sul sito di iniziativa popolare SumOfUS.org, una raccolta firme che al momento conta quasi 300.000 interventi. Il popolo degli animalisti in Rete richiede che anche i due marchi, tra l’altro molto amati dai giovani, sospendano la distribuzione di filati in angora finché i contorni del maltrattamento animale non saranno meglio chiariti e non vi saranno delle forniture il più possibile etiche.

17 dicembre 2013
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