La reclusione è una condizione tristemente comune a molti animali costretti dall’uomo a vivere in gabbia, o all’interno di recinti angusti. Ma quando la prigionia diventa vita solitaria, per giorni, mesi e anni, la depressione e lo sconforto prendono il sopravvento. Ed è ciò che prova da tempo sulla sua pelle l’elefantessa Mali che, strappata cucciola alla vita selvatica dello Sri Lanka, vive chiusa dentro lo zoo di Manila nelle Filippine. Giunta presso la struttura nel lontano 1997, in un primo momento ha condiviso il recinto con altri due suoi simili. Ma la piccola comunità si è ristretta in poco tempo, alla morte degli altri esemplari, lasciando l’elefantessa completamente da sola.

Da quel momento Mali conduce una vita solitaria, apatica, senza interazioni o quasi, esposta allo sguardo dei visitatori che possono avvertire il suo profondo disagio. L’organizzazione PETA ha lanciato e rilanciato più volte una petizione e una raccolta firme da consegnare al governo delle Filippine, per consentire l’immediato trasferimento di Mali. L’elefantessa verrebbe accolta presso l’Elephant Sanctuary di Boon Lott (BLES) in Thailandia, che avrebbe già accettato di buon grado la richiesta di PETA.

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L’organizzazione, inoltre, si farebbe carico delle spese di trasporto e delle cure necessarie per il viaggio. Il santuario offrirebbe a Mali un vasto spazio verde dove passeggiare, farsi il bagno, rilassarsi ma anche la presenza di piantagioni di banane, fiumi d’acqua dolce e molti alberi da frutto.

Gli elefanti dedicano circa venti ore al giorno tra socializzazione e movimento. La reclusione innaturale di Mali, in un recinto con base di cemento, le sta causando seri problemi di salute. L’animale è stata recentemente visitata e le sue condizioni si sono aggravate dall’ultimo controllo avvenuto nel 2012, ma nonostante le pressioni non viene seguita adeguatamente. E benché sia intervenuto anche il Presidente delle Filippine Benigno Aquino III, che ha sollecitato più cure e la possibilità di un trasferimento, lo staff dello zoo temporeggia rallentando ogni possibile mossa. La chance di un rilascio sembrava vicina, già nel 2013, grazie all’interessamento di molti artisti, studiosi e personaggi di cultura. Ma la situazione è rimasta invariata e lei, ancora oggi, combatte la solitudine aggrappandosi con la proboscide alla coda per un triste e poco confortante abbraccio.

15 marzo 2017
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