Anche i cani soffrono i traumi di guerra

Anche i cani soffrono le temibili conseguenze di un conflitto bellico. È quello che dimostra una recente ricerca condotta sui cani utilizzati dai marines per le missioni in Afghanistan: circa un 10% mostra irrequietezza, depressione e altri problemi psicologici dovuti alla tragedia vissuta.

È il caso di Nushka, una Labrador nera assoldata tra le fila dei Marines e impiegata nelle azioni di salvataggio, come crolli di edifici a causa delle bombe. I veterinari la definiscono assente, senz’anima, presa da una depressione che pare incurabile. Una sindrome che prende il nome di “canine PTSD” e che affligge circa il 10% dei cani impiegati in situazioni di vera e propria tragedia umana e animale.

Sebbene questi cani passino molto del loro tempo in addestramento e sui campi di guerra siano sempre accompagnati dal loro fedele soldato – ogni cane viene sempre assegnato allo stesso marine, dalla prima fase d’addestramento alla missione vera e propria – molti non riescono a riprendersi. E così si rende necessario un percorso di recupero psicologico e di ritorno alla normale vita, prima del loro effettivo pensionamento.

Nonostante nessun cane sia stato ferito durante il conflitto, il trauma impedisce ai cani affetti da depressione di separarsi dai loro soldati. Così l’esercito USA ha iniziato un programma di distaccamento controllato che coinvolge sia il militare che una nuova famiglia adottiva, con un percorso a tappe per ridonare fiducia e gioia agli animali. La buona notizia è che, per quanto straziante sia questa situazione, gran parte degli ex cani militari si riprende completamente.

4 dicembre 2012
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