Quando si pensa all’addestramento degli animali, i cani sono certamente la specie pronta a balzare con più rapidità alla mente. I simpatici quadrupedi scodinzolanti, infatti, sono dei campioni nell’apprendere comandi, imparare nuove abilità e seguire alla lettera gli ordini del loro istruttore. Così non avviene normalmente con i gatti, esemplari dallo spirito decisamente più indipendente e poco incline a eseguire attività da loro giudicate poco gradite o interessanti. Un nuovo studio, tuttavia, ribalta le carte in tavola sulla consapevolezza felina: anche i mici possono essere sottoposti a un efficace training.

La ricerca, condotta da Lori Kogan presso la Colorado State University e pubblicata sulla rivista scientifica Animals, ha coinvolto 100 gatti provenienti da rifugi, per verificare le loro capacità d’apprendimento e di addestramento. Gli animali sono quindi stati sottoposti al cosiddetto “clicker training”: un esperimento che prevede un piccolo premio alimentare ogni volta che il felino tocca, con la lingua o con la bocca, un piccolo bastoncino, associato al suono di un “click”.

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Dai dati raccolti, oltre l’80% dei gatti è stato in grado di apprende dei comandi di base, indipendentemente dall’età, dal sesso nonché dal carattere. Di questi, il 30% si è reso disponibile nell’apprendimento di compiti più complessi, ad esempio sedersi nella posizione indicata dall’operatore.

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I risultati dello studio sono molto importanti perché, innanzitutto, apriranno nuove modalità di interazione con i felini, soprattutto quelli recuperati da situazioni di disagio. Non capita di rado, ad esempio, che si rinunci ad addestrare un gatto estremamente territoriale dopo una vita in strada, per la falsa concezione questi animali non possano essere pienamente educati. Ancora, i gatti potrebbero tornare utile in alcune attività umane, anche a scopo di ricerca, sfruttando il loro olfatto e la vista portentosa, così come già da tempo avviene per i corrispondenti cani.

6 ottobre 2017
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