L’amianto potrebbe trasformarsi da rifiuto tossico a risorsa grazie al lavoro di ricerca del professor Norberto Roveri, docente presso il dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna.

L’équipe di ricercatori coordinata da Roveri ha infatti messo a punto una soluzione sostenibile a lungo termine per lo smaltimento dell’amianto. Per rendere innocuo l’amianto e minimizzarne l’impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica Roveri ha escogitato un metodo innovativo che sfrutta gli scarti industriali prodotti nei caseifici, un materiale ampiamente disponibile e dai costi irrisori.

Grazie a una reazione chimica innescata quando l’eternit viene a contatto con il siero di latte, i rifiuti tossici diventano inoffensivi, perdendo il loro potenziale contaminante. La soluzione sviluppata dall’équipe del professor Roveri permetterebbe di ottenere un duplice risultato: smaltire gli scarti industriali dei caseifici e l’eternit in un solo colpo.

I benefici di questo innovativo metodo non si fermano allo smaltimento rapido ed economico dell’amianto e degli scarti dei caseifici. Il prodotto finale della reazione dei rifiuti tossici potrebbe infatti fornire nuove materie prime all’industria.

Risorse che potrebbero essere impiegate con successo nella realizzazione di diversi prodotti tra cui fertilizzanti e idropittura. Ogni regione potrebbe dotarsi di un impianto di smaltimento dell’amianto velocizzando la bonifica del territorio dall’eternit.

Purtroppo la soluzione del professor Roveri non è ancora attuabile al di fuori dei confini dei laboratori universitari. Il metodo messo a punto dal docente bolognese deve infatti essere approvato dal Ministero dell’Ambiente.

Il Ministero finora non ha mai incontrato Roveri e la sua équipe per procedere a una valutazione della nuova tecnica di smaltimento dell’amianto. Roveri ha avanzato diverse richieste di udienza negli ultimi anni, rimaste tutte senza risposta.

Nel frattempo in Italia l’amianto viene smaltito con un metodo ben più pericoloso a lungo termine. Dopo essere stato imballato nella plastica l’eternit finisce infatti in discarica.

Una soluzione che risolve il problema solo nell’immediato. L’amianto nel corso dell’infossamento può frantumarsi all’interno del rivestimento in plastica. Tra alcuni decenni, quando l’involucro protettivo cederà, l’amianto potrebbe contaminare le falde acquifere ed esporre la popolazione al rischio di mesotelioma, una patologia che negli ultimi decenni ha già causato migliaia di morti in Italia.

26 marzo 2015
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