Amianto: 2.000 vittime ogni anno, 34 mila i siti ancora da bonificare

L’amianto è ancora una grave minaccia in Italia. Il rapporto di Legambiente non lascia molti margini all’interpretazione, attualmente le vittime derivate ogni anno sono circa 2.000 mentre 34.148 sono i siti che richiedono la bonifica da questo materiale. Tutto questo nonostante siano ormai trascorsi 20 anni da quando ne è stata dichiarata per legge la messa al bando.

Le conseguenze dell’esposizione all’amianto sono riscontrabili anche nel lungo periodo, con un possibile periodo di latenza anche di 40 anni. Tra le maggiori cause di morte il mesotelioma pleurico, che ogni anno costa la vita ad almeno 900 persone. Le richieste di Legambiente sono, in occasione della “II Conferenza governativa sull’amianto” prevista oggi a Venezia, monitoraggi della situazione sanitaria, ricerca, risarcimenti, ma soprattutto un forte impulso all’attività di rimozione dell’amianto ancora presente sul territorio italiano.

Troppo lenti i ritmi di rimozione dell’amianto dai siti interessati, tanto che per Legambiente si dovrà attendere in Italia fino al 2100 per una sua completa rimozione. Passi avanti sono stati compiuti con il Quarto Conto Energia grazie agli incentivi per la sostituzione dell’eternit con nuovi pannelli fotovoltaici, mentre con il Quinto Conto Energia questo processo si è interrotto.

Legambiente chiede infine maggiore spazio alle associazioni e impegno per lo stop definitivo dell’inquinamento del territorio a causa dell’amianto:

Il nostro obiettivo era una conferenza con gli esposti, non sugli esposti, come rischia di diventare invece visto il poco spazio lasciato alle associazioni.

Deve essere l’occasione per discutere le decisioni relative alla salute degli ex esposti, per trovare le forme migliori di cura per chi è stato colpito da una malattia derivante dall’amianto e perché le vittime dell’amianto, a partire dagli esposti non professionali, possano essere adeguatamente risarcite e gli enti previdenziali, Inps e Inail, riconoscano le malattie professionali e i benefici di legge a tutti gli aventi diritto (compresi i militari ex esposti), senza differenziazioni territoriali e senza dovere ricorrere ai tribunali, come avviene di frequente.

Occorre infine far partire quell’azione di risanamento che la legge prevede già dal 1992.

Non solo Italia però al centro della Seconda Conferenza governativa sull’amianto, ma la necessità di guardare anche all’ambito internazionale. Fuori dai confini italiani l’amianto continua ad essere prodotto per almeno 2,5 milioni di tonnellate all’anno, in particolare da parte di Canada, Cina e Russia. Un aspetto che dev’essere centrale durante l’incontro di oggi secondo il ministro della Salute Renato Balduzzi:

Più che di un’emergenza nazionale, nel caso dell’amianto parlerei di un’emergenza internazionale, perché se noi, da vent’anni, ne abbiamo bandito produzione e commercializzazione, questa continua all’estero e il problema lo abbiamo già posto in sede europea.

Credo che questa conferenza possa dare risposte sia a noi, che al resto del mondo, in particolare per la ricerca scientifica, che, forse per un difetto di coordinamento, ancora non è riuscita a dare risposte alle speranze di cura. Vediamo quindi di coordinare questa ricerca, utilizzando al meglio e mettendo ordine nell’utilizzo delle risorse, ma anche bonificando dove c’è da bonificare, perché ci sono diversi modi per convivere con l’amianto.

Fonti: Legambiente | Asca

22 novembre 2012
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