L’Amazzonia è in pericolo. Non che questa sia una novità, ma una nuova legge votata dal Parlamento brasiliano ne minaccerebbe ancora di più l’esistenza, dando praticamente via libera al disboscamento.

Già lo scorso dicembre Greenpeace aveva dato l’allarme, spiegando al mondo cosa fossero i nuovi regolamenti approvati:

Stiamo parlando di modifiche alle leggi che regolano la protezione della foresta amazzonica e che, senza alcun dubbio, accelereranno la distruzione di uno degli ultimi polmoni del pianeta.

L’Università di Brasilia ha stimato che con il nuovo Codice Forestale il tasso di deforestazione aumenterà del 50% entro il 2020 con buona pace dell’impegno preso dal Governo Brasiliano soltanto due anni fa di ridurre la deforestazione dell’80% entro la stessa data.

Se questa proiezione si rivelasse veritiera perderemmo 22 milioni di ettari di foresta amazzonica. Un’area grande quanto il Regno Unito.

Già allora, l’associazione aveva mandato un preciso appello alla Presidente Dilma Rousseff:

La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha adesso l’opportunità di mettere il veto agli emendamenti proposti dal Senato.

Il tema è tornato d’attualità in vista dell’importante vertice mondiale sull’ambiente che si terrà presto in Brasile. Dilma rischia, da padrone di casa, rischia di essere particolarmente esposta a brutte figure internazionali. Ed è per questo che il mondo dell’associazionismo è ripartito all’attacco.

Protagonisti di questo assalto disperato, ma non senza speranza, il WWF, Greenpeace e Avaaz. Fra loro, è stato soprattutto il WWF a non trattenere delle dure critiche contro la presidenza brasiliana, accusata di un silenzio colpevole in materia:

Negli ultimi 10 anni, il Brasile ha ottenuto dei successi impressionanti nella riduzione della deforestazione in Amazzonia. Sappiamo che il presidente Rousseff è sotto la massiccia pressione politica di coloro che vorrebbero riprendere presto a bruciare la foresta, ma noi la invitiamo a resistere per la protezione delle risorse forestali, così vitali per il futuro di tutti i brasiliani e del mondo.

Nel frattempo, l’appello di Avaaz sta avendo un successo notevole (mentre vi scriviamo è stato superato il milione e mezzo di firme). E se volete partecipare anche voi lettori siete ancora in tempo per farlo. Dall’appello, leggiamo più in dettaglio la strategia adottata dall’associazione:

Tra poche settimane Dilma ospiterà il più importante vertice mondiale sull’ambiente. Gli addetti ai lavori dicono che per lei il conto da pagare sarebbe troppo salato se dovesse fare la padrona di casa nei panni di quella che ha appena approvato la distruzione della foresta pluviale. In più Dilma sta fronteggiando pressioni interne crescenti: ben il 79% dei brasiliani è contro questa nuova legge. Se ci uniremo a loro ora potremo aumentare la pressione mondiale e prendere a colpi di motosega la legge, non la foresta.

Infine, anche Greenpeace sta unendo il proprio impegno a quello delle altre due associazioni. Oltre ad un’altra raccolte di firme, l’organizzazione ha impegnato nella lotta contro la deforestazione in Amazzonia anche la nave Raimbow Warrior III:

L’ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior III, navigherà per due mesi sul Rio delle Amazzoni per mostrare al mondo la bellezza dell’Amazzonia. Oltre alle meraviglie del polmone del pianeta, denunceremo i responsabili della sua distruzione e dimostreremo che ci sono le soluzioni per raggiungere il nostro obiettivo comune: Deforestazione Zero in Amazzonia.

Inoltre, Greenpeace ha ottenuto il quasi inaspettato appoggio di Kakà. La stella brasiliana del Real Madrid non solo ha firmato l’appello dal sito spagnolo dell’associazione, ma ha anche pubblicizzato il fatto su Twitter. Riuscirà il campione ha convincere la presidente del suo Paese che, come dicono quelle di Avaaz, l’unica cosa da prendere a “colpi di motosega” è proprio la nuova legge?

11 maggio 2012
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wwf
I vostri commenti
Alessandro Mazzarello, venerdì 11 maggio 2012 alle19:58 ha scritto: rispondi »

molto bene!!!

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