Greenpeace torna in azione per chiedere a Siemens di difendere l’Amazzonia. Dopo un primo intervento in Italia a inizio mese di luglio gli attivisti hanno in questo caso preso pacificamente d’assalto le sedi della compagnia in vari punti del mondo, da quella in territorio italiano fino a quelle in Messico, Brasile, Giappone, Germania e non solo.

Sono 16 in totale le sedi Siemens presso le quali si sono svolte le azioni di Greenpeace nelle ultime settimane. Obiettivo la richiesta, rivolta al gigante tedesco, di non prendere parte alla costruzione di una mega diga idroelettrica presso São Luiz do Tapajós. Progetto che metterebbe a rischio, spiega l’associazione, il cuore stesso dell’Amazzonia.

Questa maxi opera rappresenta la più grande delle 43 previste dal progetto generale, da realizzare sul fiume Tapajós e che rischia di sommergere 400 km di foresta pluviale incontaminata e portare alla deforestazione altri 2.200 km quadrati per via della costruzione di infrastrutture e vie stradali di accesso (necessarie alla costruzione della diga).

Greenpeace chiede infine a Siemens, oltre a un significativo passo indietro rispetto alla sua partecipazione al progetto, anche l’impegno a schierarsi a favore della tutela del più grande polmone verde della Terra.

Una battaglia che ha visto gli attivisti Greenpeace in azione già il 7 luglio presso la sede di Siemens Italia a Milano, come ha ricordato Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia:

Lo scorso 7 luglio siamo entrati in azione anche in Italia, a Milano, per spingere Siemens a non replicare quanto fatto con la diga di Belo Monte, nota per il suo devastante impatto ambientale, e includere la protezione delle foreste nelle proprie innovative politiche di sostenibilità ambientale.

Investire nello sviluppo di tecnologie capaci sfruttare il potenziale dell’energia solare ed eolica del Brasile sarebbe di gran lunga una mossa meno dannosa e più lungimirante.

21 luglio 2016
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